Il "Rito del Faro" : antica e suggestiva tradizione liturgica del Duomo di Milano
- CP San Carlo Borromeo

- 21 set 2025
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Nel corso dei secoli, la Chiesa, considerata corpo mistico di Cristo, ha apprezzato e accolto nella sua liturgia alcune consuetudini e tradizioni ritenute adatte all'insegnamento.
Queste pratiche, rispettose e solenni, evitano qualsiasi comportamento irriverente, rimanendo fedeli al loro ruolo didattico.
Una sorta di "rito paraliturgico" che si è consolidato nei secoli passati e che perdura ancora oggi.
Il valore di questa tradizione fu ritenuto tale da sopravvivere alle riforme di Trento, quando san Carlo Borromeo, il grande vescovo riformatore di Milano, attuò i decreti del Concilio.
In queste immagini è raffigurato il cosiddetto "Rito del Faro" che si svolge nel Duomo di Milano. Si tratta forse della tradizione più suggestiva della liturgia ambrosiana, celebrata ogni anno in occasione della solennità di Santa Tecla.
Da secoli questa tradizione fa parte del canone liturgico ufficiale della chiesa locale, un esempio di vera e propria "inculturazione" nella liturgia della santa Sede di Milano.

Santa Tecla fu una martire originaria dell'odierna Turchia (Asia Minore), convertitasi al cristianesimo grazie a san Paolo. Sotto il regno dell'imperatore Nerone fu uccisa per la sua fede, bruciata viva e sepolta nell'odierno Iraq.
I fedeli si riuniscono al Duomo di Milano l'ultima domenica di settembre per la Messa solenne delle 11:00 ; all'inizio della Messa, dopo la processione d'ingresso, durante il canto del Kyrie, un grande pallone o globo di ovatta appeso al soffitto del santuario, viene acceso dal celebrante attraverso tre candele fissate su una lunga asta.

Sebbene esistano diverse interpretazioni del significato di questa tradizione, essa allude al sacrificio della martire santa Tecla, che diede la vita in un istante.
Il fuoco simboleggia le sue sofferenze e la sua offerta.
Il valore simbolico di questo rito allude al trionfo e alla gloria dei martiri.

Una tradizione originata forse da un'antica usanza del VII secolo: a quel tempo, durante alcune importanti celebrazioni liturgiche annuali, si accendeva il "farus", una sorta di lampadario sospeso al soffitto a forma di corona che, una volta accesa, si avvolgeva di fiamme e trasmetteva il fuoco alle singole lampade.
La posterità, giudice imparziale e competente, ha sempre venerato e promosso questa meravigliosa tradizione, riconoscimento visibile della gloria e degli onori immortali conferiti ai martiri, consumati dal fuoco dell'amore e della misericordia di Dio.
Nel corso dei secoli, questa tradizione si è conservata a simboleggiare che ogni anno la Chiesa continua a produrre martiri, il cui sacrificio e il cui esempio risplendono come un globo ardente.
Sebbene nato nella tradizione ambrosiana, oggi è un rito distintivo del Duomo di Milano, dove si svolge per la celebrazione di Santa Tecla, patrona della parrocchia della Cattedrale.



