“Dona l’acqua alle zolle assetate” : Rogazioni per la pioggia

Fu papa Gregorio I, alla fine del VI secolo, ad istituire le Rogazioni per la pioggia che andavano a sostituire gli antichi riti pagani “ad pluviam pedendam”. La preghiera conclusiva recita: “Dona l’acqua alle zolle assetate”.

Papa Gregorio Magno diffuse e stabilì nel 598 l'uso di solenni processioni penitenziali il 25 aprile (festa di San Marco), note come Litaniae maiores, cristianizzando gli antichi riti pagani romani di protezione dei campi; e la preghiera per i raccolti, un'eredità recepita e declinata anche nella liturgia ambrosiana in tempi di siccità e bisogno di pioggia.
Nel rito romano le rogazioni minori cadono nei tre giorni prima dell'Ascensione, mentre nella Chiesa di Milano e nel rito ambrosiano i tre giorni di rogazione si collocano tradizionalmente dopo l'Ascensione (lunedì, martedì e mercoledì successivi).
Messale Ambrosiano (Appendice IV - Le Rogazioni)

Ad petendam pluviam: Quando la siccità minacciava i raccolti della terra lombarda, la tradizione liturgica e popolare ricorreva a Messe votive specifiche (come le rogazioni straordinarie al Lazzaretto o nei santuari locali) recitando l'antica colletta "Deus, in quo vivimus, movemur et sumus: pluviam nobis tribue congruentem..." per invocare il sollievo della pioggia.
Ancora oggi (ma sempre meno, a dire il vero), durante i periodi di siccità si costruiscono croci con rami di ontano che vengono piantate all’ingresso dei campi per propiziare l’arrivo della pioggia o per difendere i raccolti dal rischio di grandinate.

E quando l’annata agraria non corrispondeva alle attese, l’agricoltore affidava il disagio, la povertà e la fame alla Provvidenza divina: “Quello che Dio vuole non è mai troppo”.
La processione delle rogazioni si concludeva con la celebrazione della messa al rientro in chiesa.
Così l’Arcivescovo di Milano Mario Delpini: «Nel tempo della guerra, la preghiera. Nel tempo della pandemia, la preghiera. Nel tempo della siccità, la preghiera. Desidero percorrere le terre del riso e del grano, le terre dei fossi e dei campi per invocare la “Madonna della Bassa” perché la provvidenza di Dio venga in aiuto alla nostra debolezza. La preghiera per la fecondità della terra e la pioggia che viene dal cielo richiede la fede semplice dei bambini che si fidano del Padre che sta nei cieli. Richiede la fede sapiente che raccoglie in ogni situazione l’occasione per accogliere la chiamata a conversione verso uno stile di vita che abiti la terra come chi coltiva il giardino piantato da Dio in Eden. Richiede la fede cristiana che, obbediente al comando di Gesù, prega: “Sia fatta la tua volontà, come in cielo, così in terra. Dacci oggi il nostro pane quotidiano”. Discepolo del Signore, desidero pregare e invitare a pregare per la pace, la pioggia, la salute. Perciò mi faccio pellegrino per pregare Maria».
Seguendo l’esempio dell’Arcivescovo, e anche dopo richieste di parecchi fedeli, l’Ufficio per la Pastorale liturgica suggerisce che in ogni comunità si trovi un’occasione opportuna per chiedere il dono della pioggia
1) il Messale prevede un’orazione apposita «per chiedere il dono della pioggia» (pag. 1078) che può essere utilizzata con l’eucologia «per un saggio uso dei beni della terra» (pag. 1069)
2) nella preghiera dei fedeli si può aggiungere questa intenzione:
Grati perché ogni bene viene da te, Ti chiediamo il dono della pioggia che irriga e rende feconda la terra, ristora l’uomo e lo disseta. Rendici sempre più consapevoli della nostra responsabilità per il creato e solidali con quanti vivono il dramma per la mancanza di risorse idriche. Ti preghiamo
3) soprattutto nella campagna o comunque in spazi di verde si può pregare con il rosario o con alcune preghiere che si trovano sul benedizionale della Cei (per esempio, «benedizione alla campagna» a pag. 757, oppure «benedizione alle acque» a pag. 760)



