Ricordando il ciclista Gino Bartali, Terziario Carmelitano Scalzo della Fraternità di S. Paolino Firenze
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- 26 gen
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Aggiornamento: 6 giorni fa
Bartali era già un ciclista molto famoso durante la Seconda Guerra Mondiale: aveva vinto due Giri e un Tour, e ne avrebbe vinti altri dopo la guerra. Una rete di preti e ecclesiastici che nascondevano fuggitivi, soprattutto ebrei, lo reclutò. Rischiò tutto e contribuì a salvare 800 persone. Nascose abilmente all'interno del tubo del telaio della sua bicicletta i documenti (alcuni autentici, altri falsi) che permettevano ai fuggitivi di muoversi per il Paese .

Pedalava per dieci ore fino ad Assisi e altre dieci per tornare indietro. I nazisti lo fermavano e sospettavano qualcosa, ma non trovavano mai nulla di incriminante.
La collaborazione di Bartali con la rete di soccorso non venne resa nota fino a tre anni dopo la sua morte, avvenuta nel 2000.
Nel 2013, lo Stato di Israele lo ha riconosciuto come Giusto tra le Nazioni.

Coltivava una spiritualità carmelitana profondamente legata alla preghiera contemplativa e all'eredità di Santa Teresa d'Avila e San Giovanni della Croce: era Terziario Scalzo della Fraternità Ordine Secolare dei Carmelitani Scalzi (OCDS) di S. Paolino, Firenze, e devoto di Santa Teresa di Lisieux.
Il 14 febbraio 1937 prese l'abito del Terz'Ordine per mano del Direttore Padre Lodovico di S. Giuseppe, delegato Provinciale per il T.O. di Toscana.
I terziari secolari carmelitani si impegnano a seguire una regola di vita specifica, emettendo promesse di obbedienza, castità e povertà adeguate al proprio stato di vita laicale.
Non vivono in comunità come i frati o le monache scalze, ma nel mondo (lavoro, famiglia), mantenendo il carisma carmelitano.
Il giovane campione ciclista di 22 anni entrò nell'Ordine Secolare col nome di Fra' Tarcisio di S. Teresa di Gesù Bambino, con rito solenne. Il 4 dicembre 1938 Gino Bartali fece la professione definitiva insieme ad altri confratelli.
Gino Bartali è stato un valido benefattore per il Santuario dei Carmelitani Scalzi di Capannori, contribuendo finanziariamente alla costruzione del Collegino in favore dei ragazzi poveri e orfani di Capannori e Lucca, annesso al Santuario. Come risulta dai documenti dell'archivio della Provincia dell'Italia Centrale, Bartali fece dono di un calice artistico ai frati di Capannori il 23 luglio 1951 in occasione dei festeggiamenti per il ritorno al Santuario dell'immagine della Madonna del Carmelo restaurata a Firenze.
Questo grande campione, in mezzo a tanti successi, esaltato da tutti, non si è lasciato distogliere dalla sua profonda fede in Dio, dimostrando umiltà, carità, devozione al Carmelo, come si può desumere dai numerosi esempi tratti dalla sua vita.
"Di fronte a Dio non valgono i soldi guadagnati, che non si portano nella vita eterna, né le medaglie che mi hanno attaccato sulle maglie sportive. Presso Nostro Signore valgono solo le medaglie che si attaccano sull'anima, quelle conquistate facendo opere buone, che ho sempre cercato di fare."

"Non l'ho mai sentito dire neppure una parolaccia" dice di lui il figlio Andrea. "Non l'ho mai sentito parlar male di nessuno, per i più deboli aveva sempre una parola di giustificazione".
Morì venerdì 5 maggio 2000, serenamente, nel suo letto come aveva sempre richiesto nelle sue preghiere a S. Teresina. Fu avvolto nella Cappa bianca dei Terziari Carmelitani secondo il suo desiderio: aveva voluto infatti essere sepolto solo con quel mantello, senza simboli di gloria terrena. Sulla tomba né foto né epitaffi, ma semplicemente: Gino Bartali 1914 - 2000.

"La bicicletta di Bartali": un film coraggioso contro il serpente della discordia
Un film d'animazione ambientato nella Terra Santa di oggi e nell'Italia della seconda guerra mondiale. Basato sul leggendario ciclista campione italiano Gino Bartali e sulla sua eredità morale, narra la storia di due adolescenti moderni che sfidano i pregiudizi fra amicizia e sport : David, giovane israeliano appassionato di ciclismo, inizia a gareggiare e ad allenarsi con Ibrahim un giovane arabo; la loro amicizia li mette nei guai con le rispettive famiglie, squadre e allenatori, sebbene il nonno di David e la nonna di Ibrahim li sostengano sempre.


