La stola liturgica: significato, uso e simbolismo nella Chiesa


La stola è una veste di stoffa che i ministri ordinati indossano attorno al collo nelle celebrazioni liturgiche.
È segno della dignità sacerdotale e dell'ordinazione ministeriale, cioè l'atto sacro e liturgico mediante il quale una persona viene consacrata e autorizzata a esercitare il ministero pastorale, sacerdotale o di guida spirituale all'interno di una comunità religiosa. Questo rito le conferisce l'autorità di predicare, amministrare i sacramenti e guidare i fedeli.
Il suo nome deriva dal greco stolé, che significa «veste» o «abito».

Durante la celebrazione della Messa, la stola si indossa sopra il camice e sotto la casula.
Il camice (o alba) è la veste bianca comune a tutti i ministri di ogni grado che partecipano alle celebrazioni liturgiche cattoliche. Simboleggia la purezza della grazia battesimale e la dignità del servizio all'altare.

La casula (o pianeta) è la veste liturgica propria di colui che celebra la Santa Messa. Viene indossata sopra il camice e la stola, e il suo colore varia in base al tempo liturgico del giorno.
Si distinguono due modelli principali:
Pianeta tradizionale (o romana): Versione rigida e priva di maniche, aperta sui fianchi per facilitare il movimento delle braccia, storicamente decorata con ricchi stoloni centrali.
Casula moderna (o gotica): Caratterizzata da un taglio ampio e circolare che copre interamente le braccia del sacerdote, scendendo morbida sul corpo.

Nelle celebrazioni con più concelebranti, qualora non vi siano casule sufficienti, alcuni concelebranti possono indossare soltanto la stola.
Quando si indossa il piviale (chiamato anche pluviale , dal latino pluvialis, che significa "mantello per la pioggia", è un ampio mantello lungo fino ai piedi, aperto sul davanti e fermato sul petto da un gancio o da una fibbia chiamata razionale), la stola viene indossata sotto di esso.

In determinate celebrazioni può essere indossata anche sopra la cotta ecclesiastica, cioè la sopravveste liturgica bianca, corta (di solito arriva alle ginocchia) e con ampie maniche, che i sacerdoti, i diaconi o i chierichetti indossano sopra la veste talare nera o rossa durante le funzioni religiose.

La stola è indossata dai diaconi, dai presbiteri e dai vescovi. Tradizionalmente, i diversi gradi del sacramento dell'Ordine la indossavano in modo differente, a significare la distinzione tra i vari gradi:
I diaconi la portavano dalla spalla sinistra fino al fianco destro, dove veniva fissata.
I presbiteri la portavano attorno al collo e incrociata sul petto, in modo che il lembo proveniente dalla spalla destra fosse fissato al fianco sinistro e viceversa.
I vescovi la portavano attorno al collo, con i due lembi pendenti parallelamente sul davanti.
Attualmente la distinzione nell'uso della stola riguarda principalmente sacerdoti e diaconi.

L’Ordinamento Generale del Messale Romano dispone:
«340. Il sacerdote porta la stola attorno al collo e pendente davanti al petto; il diacono, invece, la porta dalla spalla sinistra, attraversando il petto verso il fianco destro, dove viene fissata.»
Occorre ricordare che sia i presbiteri sia i vescovi sono sacerdoti. I diaconi hanno ricevuto il sacramento dell’Ordine e sono quindi chierici, ma non appartengono al sacerdozio ministeriale.
Tradizionalmente, la stola reca una croce ricamata al centro e alle estremità. È inoltre consuetudine che, nell'indossarla, il ministro baci dapprima la croce posta al centro, recitando la seguente preghiera:
Redde mihi, Domine, stolam immortalitatis, quam perdidi in praevaricatione primi parentis; et, quamvis indignus accedo ad tuum sacrum mysterium, merear tamen gaudium sempiternum.

Che può essere tradotta così:
«Restituiscimi, Signore, la veste dell’immortalità, che ho perduto per la trasgressione del primo padre; e, benché mi accosti indegnamente ai tuoi santi misteri, fa’ tuttavia che io possa meritare la gioia eterna.»



