La serratura dell' Aventino: una finestra segreta sul Vaticano e sull'eternità
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- 13 gen
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Aggiornamento: 15 gen
A Roma, c'è un luogo dove l'infinito sembra lasciarsi avvicinare silenziosamente.
I romani lo chiamano semplicemente Il buco della serratura dell'Aventino .
In Piazza dei Cavalieri di Malta non c'è nessuno che annunci uno spettacolo, nessun cartello, solo una grande porta verde, e una fila ininterrotta di visitatori, credenti e non, turisti o pellegrini, provenienti da tutto il mondo. Ogni giorno, migliaia di sguardi passano di lì, pazienti e spesso contemplativi, per compiere lo stesso gesto: sporgersi in avanti, chiudere un occhio e guardare. Attraverso questa minuscola apertura, lo sguardo entra in una prospettiva perfettamente controllata. Attraversa il sentiero verde e silenzioso dei giardini del Priorato dell'Ordine di Malta, e poi, al termine di questo asse rigoroso, si posa sulla cupola della Basilica di San Pietro. La visione è nitida, quasi irreale, come un'apparizione accuratamente incorniciata tra le siepi e il cielo.

L'Aventino è un luogo unico, silenzioso, con giardini recintati, conventi e spesse mura. A pochi passi dal cancello si trova il Giardino degli Aranci, un altro famoso punto panoramico, ma qui la vista è diversa.

Il Priorato appartiene al Sovrano Militare Ordine di Malta, erede degli Ospitalieri di San Giovanni di Gerusalemme, fondato nell'XI secolo per accogliere e prendersi cura dei pellegrini.
Presenti a Roma fin dal Medioevo, i Cavalieri di Malta hanno fatto di questo luogo uno spazio di disciplina, simbolismo e continuità. Ancora oggi, l'Ordine gode di uno status internazionale unico, con possedimenti extraterritoriali nel cuore della capitale italiana, in particolare il Priorato sull'Aventino e il Palazzo Magistrale di Malta.
Da questo ingresso, lo sguardo attraversa così tre realtà distinte:
i giardini dell'Ordine, la città di Roma e, in lontananza, il Vaticano.
Tre mondi, un unico punto di fuga.
Questa prospettiva non è frutto del caso. È attribuita a una ricostruzione accademica del XVIII secolo, spesso associata a Giovanni Battista Piranesi. L'allineamento è preciso, disciplinato, quasi pedagogico.
Non si tratta di una mera impresa estetica, ma di un invito alla contemplazione.
Lo sguardo è guidato, indirizzato, come a ricordarci che Roma non si rivela in fretta.
A Roma, dove tutte le strade portano, questo luogo ci ricorda che esistono anche sentieri stretti. In un mondo dominato dall'urgenza, dalla velocità e dall'immediatezza, il buco della serratura dell'Aventino impone un ritmo diverso. Ci costringe a rallentare, ad accettare il vincolo di un passaggio angusto.
È difficile, allora, non pensare alle parole del Vangelo secondo San Matteo: "Entrate per la porta stretta, perché larga è la porta e spaziosa la via che conduce alla perdizione, ma stretta è la porta e angusta la via che conduce alla vita". Guardare il Vaticano attraverso un varco così piccolo diventa quindi più di una curiosità. È un'immagine. Una parabola silenziosa, di fronte all'eternità promessa.


