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Promulgato il nuovo Statuto della Curia Romana: cosa è cambiato? Molte cose

  • Immagine del redattore: Stampa Internazionale
    Stampa Internazionale
  • 30 nov 2025
  • Tempo di lettura: 3 min

La pubblicazione del nuovo Regolamento Generale della Curia Romana segna una svolta strutturale e culturale che difficilmente potrà essere invertita.


Il primo elemento che salta all'occhio è la distinzione tra il Regolamento Generale della Curia Romana e il Regolamento dei Funzionari. Fino ad ora, un singolo documento mescolava norme amministrative con orientamenti lavorativi, creando un ibrido poco funzionale. Il nuovo modello separa le due sfere: una regola la vita istituzionale e i processi, l'altra riguarda esclusivamente l'assunzione, la valutazione, i diritti e i doveri dei dipendenti pubblici.


Un altro punto di impatto è la questione linguistica. Fino a ieri, la regola era chiara: gli atti della Curia erano normalmente scritti in latino. Ora il latino perde lo status di lingua obbligatoria e passa a convivere alla pari con le lingue moderne. La "buona conoscenza del latino" non è più obbligatoria per lavorare in Vaticano. È un gesto simbolico, certo, ma con un enorme peso culturale. Il latino rimane rispettato, ma il Vaticano riconosce che la sua amministrazione è globale; un'apertura pratica necessaria affinché gli atti amministrativi siano comprensibili, rapidi e accessibili in tutto il mondo.


Lo statuto crea anche qualcosa che fino a poco tempo fa sembrava impensabile: il diritto dei fedeli a una risposta. Qualsiasi richiesta inviata ai dicasteri deve essere registrata, assegnata a un responsabile e risposta. Il silenzio burocratico, che tante volte ha mascherato pressioni interne, omissioni e, in alcuni casi, anche gravi ingiustizie, ora dà luogo a una procedura rintracciabile. È un cambiamento enorme. La nuova regola segna la fine di questa cultura e rappresenta un chiaro sforzo di responsabilità. È necessario dire che, fino a qualche tempo fa, tale risposta era pratica abituale, che finì per essere persa nel pontificato precedente.


Un altro asse decisivo è il coordinamento istituzionale. La Curia cessa di agire come un arcipelago di dipartimenti isolati e passa a funzionare come un corpo coeso, con scambio obbligatorio di informazioni, consultazioni interne, co-firme e rapporti periodici. Questa integrazione segna anche il ritorno della centralità della Segreteria di Stato, qualcosa che nel pontificato precedente ha subito alti e bassi secondo la visione particolare del Papa. Ora, indipendentemente dalle preferenze personali del Pontefice, la struttura richiede coordinamento e non tollera più dicasteri lavorando in modo autonomo e parallelo.


Un altro grande passo avanti è l'introduzione di motivazioni esplicite negli atti amministrativi e la possibilità formale di ricorso. Era una lacuna assurda che la Curia non fosse obbligata a giustificare le sue azioni. Ora, ogni decisione deve citare norme, presentare motivazioni e consentire un ricorso interno. La creazione di un registro digitale centralizzato, con validità condizionata alla notifica adeguata, mostra una transizione verso standard amministrativi internazionali; un cambiamento che rompe una cultura storica di opacità, rafforzata più dalla tradizione che dalla dottrina.


Nel rapporto con diocesi, istituti religiosi e movimenti, il nuovo statuto richiede consultazione preventiva e rispetto per l'autorità locale. Questo corregge una pratica che derivava sia dalle abitudini che da una certa rigidità romana, che ignorava le circostanze locali. Ora, la Curia si colloca legalmente nel ruolo che il Praedicate Evangelium ha idealizzato: servizio, non tutela.


La digitalizzazione è una delle aree più incisive. Lo statuto prevede sistemi digitali certificati, archiviazione digitale, classificazione degli atti sensibili su tre livelli, registrazione dell'accesso e distruzione controllata dei documenti. Anni fa, si diceva che il Vaticano sembrava amministrativamente intrappolato in metodi analogici. La riforma cerca di strappare definitivamente alla Curia risorse obsolete.


Un punto particolarmente significativo è la ridefinizione della cultura del lavoro. Lo statuto introduce formazione continua obbligatoria, valutazioni delle prestazioni, regole di integrità e dichiarazioni di conflitto di interessi; tutto questo articolato nel nuovo regolamento dei funzionari. È un cambiamento profondo. Il funzionario della Curia cessa di essere solo un dipendente istituzionale di fiducia e passa ad essere valutato secondo chiari criteri professionali.


Cosa cambia d'ora in poi? Cambia quasi tutto. Cambia il modo di decidere, registrare, rispondere, consultare, archiviare, coordinare, valutare, assumere e comunicare. Cambia il rapporto con i vescovi, con i fedeli, con i religiosi, con i movimenti e con il mondo. Cambia l'immagine della Chiesa stessa in campo amministrativo.

Comunità Pastorale San Carlo Borromeo

Parrocchie di Angera, Ranco e Taino

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