L’azione suggestiva del maligno


Pace e bene tutti
Oggi parleremo dell’azione suggestiva del maligno, cioè un’azione che prende forza sulla base dei nostri desideri, progetti, aspirazioni, di per se leggittimi e naturali, e che il nemico distorce o cerca di farci perdere la capacità del discernimento nella verità di chi siamo e di chi o cosa abbiamo davanti.
Per spiegare meglio di cosa vogliamo parlare, è utile vedere il significato di suggestione nel vocabolario (Treccani). Leggiamo:
suggestióne s. f. [dal lat. suggestio -onis, propr. «suggerimento» (der. di suggerĕre, part. pass. suggestus: v. suggerire)]. – 1. Fenomeno della coscienza per cui un’idea, una convinzione, un desiderio, un comportamento sono imposti dall’esterno, da altre persone (la forma estrema è la s. ipnotica e post-ipnotica, esercitata da un ipnotizzatore e operante nel sonno ipnotico e dopo di esso), o anche da fatti e situazioni valutati non obiettivamente, e da impressioni e sensazioni soggettive non vagliate in modo razionale e critico: agire in stato di s.; una persona, un modello capace di esercitare una forte s.; s. collettiva, e in partic. s. della folla in tumulto.
Comprendiamo che la suggestione non è qualcosa che parte dalla nostra testa, che creiamo noi stessi ma arriva da un’altra fonte, dall’esterno.
Tuttavia finché la suggestione possa avere efficacia nella vostra scelta dobbiamo essere noi a permetterlo o perlomeno a lasciarsi, appunto, suggestionare.
Proprio tra la suggestione e la scelta si può infilare il nemico affinché la suggestione porti automaticamente ad una scelta, impedendoci di riflettere, discernere, vagliare con criteri di verità oggettiva e assoluta alla fine di non fare scelte sbagliate o dannose per noi o per gli altri.
Ricordiamo che il nemico non può obbligare nessuno a fare scelte, non perché non possa ma perchè Dio non lo permette proteggendo il libero arbitrio dell’uomo. Tale libero arbitrio resta quindi capace di scegliere senza essere obbligato sia a favore di Dio sia contro Dio. Se secondo Dio sarà orientato al vero bene per se e per gli altri. Se senza Dio o contro Dio sarà orientato al male per se e per gli altri.
Nelle tentazioni di Gesù nel deserto abbiamo un quadro chiaro di cosa sia la suggestione del Maligno:
“Allora il diavolo lo portò con sé nella città santa, lo pose sul pinnacolo del tempio,”(Matt 4:5)
…il diavolo lo portò con sé… lo pose….
Dobbiamo sempre tener presente questo enorme potere dell’ingannatore: egli con degli artifici può spostare la prospettiva, può mostrarci e farci provare quello che vuole.[1]
Siamo convinti che in certe occasioni Satana abbia questo potere di “trasportarci” “traslarci” in maniera virtuale, in situazioni, ambienti e modalità che ci appaiono come reali ma che non lo sono.[2] Egli può darci la misura dello spazio e del tempo in modo contorto[3] ma non per molto tempo, altrimenti nessuno si salverebbe, infatti è scritto: “Sottomettetevi dunque a Dio; ma resistete al diavolo, ed egli fuggirà da voi”.[4]
L’insistenza e l’intensità della suggestione e della tentazione di Satana dunque ha una durata che Dio controlla e sa rapportare perfettamente alle possibilità della persona tentata.
Ovviamente nessuno può sapere il nostro grado di resistenza nelle prove, nemmeno noi stessi, ma solo Dio che ci ha creati; ecco perché conviene sempre confidare in Dio più che in noi stessi.
Accettare la suggestione completamente, significa lasciare che le emozioni della situazione raffigurata o vissuta possano colpire i sensi fortemente e attraverso questi emozioni penetrare come segnale di pericolo nel cervello, scatenando una serie di reazioni.
Ma Gesù non vede solo coi suoi “occhi fisici”, Egli è in sintonia col Padre perché è in stato di profonda preghiera, e dunque vede anche “con gli occhi di Dio”.
Dio è l’unico che, al di là di ciò che all’uomo appare o non appare, può riconoscere il vero dal falso, il giusto dallo sbagliato, il bene dal male.
Gesù allora non fidandosi delle emozioni o del ragionamento "umano", si fida solo di Dio; per questo non perde il controllo e rimane stabile fisicamente e spiritualmente anche sul pinnacolo del tempio.
Quindi, la suggestione tende a farci perdere l’equilibrio. Ricordiamocelo quando navighiamo in internet, andiamo a divertirci, andiamo in vacanza, con gli amici; non ci abbandoniamo mai a ciò che sembra, soprattutto nei sentimenti, emozioni, simpatie antipatie verso altre persone.

Cerchiamo di non vivere mai una realtà virtuale, ma pure se transitiamo nel virtuale, restiamo ben saldi al luogo dove siamo, allo scorrere del tempo del nostro orologio, alle percezioni fisiche vere, non a quelle indotte dagli stati d’animo esterni.
“e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, gettati giù; poiché sta scritto: “Egli darà ordini ai suoi angeli a tuo riguardo, ed essi ti porteranno sulle loro mani..,” (Matt 4:6)
Assieme alla suggestione Satana insiste con l’amor proprio: “Se tu sei Figlio di Dio…”
Satana è un grande conoscitore delle debolezze umane, sa che quasi nessuno riesce ad annullare il proprio “io”. Pensa che se opportunamente provocato, chiunque si risentirà e si ribellerà. Infatti se qualcuno è provocato in qualsiasi modo, come risponde di solito? “Io? Ma come ti permetti? Io sono…”

Ecco, l’uomo che accetta di spostare sul personale il dialogo, mettendo se stesso al centro del discorso, ha fatto il gioco dell’ingannatore che subito lo vincerà; infatti avendo suggestionato l’uomo a parlare di sé stesso, lo avrà distratto dalla preghiera, di fatto lo avrà tolto dalla comunione e dalla protezione del Padre.
Gesù a questa seconda tentazione sull’amor proprio rimane saldo e non ha alcun interesse al protagonismo o al voler dimostrare di essere qualcosa davanti a Satana; la Sua missione era mostrarsi agli uomini per strapparli dal peccato, quindi non cade nel tranello.
Assieme alla fortissima suggestione ed alla provocazione dell’amor proprio, Satana affonda l’attacco. Satana conosce perfettamente la Scrittura; razionalmente la conosce benissimo, e crede di poterla gestire a suo piacimento; dunque decide di sfruttare questa sua padronanza scritturale e lo sospinge a buttarsi di sotto, avvalorando il gesto con una citazione del Salmo 91:11-12, biblicamente giusta. Se Gesù fosse stato in pericolo gli angeli di Dio l’avrebbero protetto. In realtà questa è una manipolazione delle parole del salmo non il significato del salmo. Ma come risponde il Signore?
Gesù gli rispose: «È altresì scritto: “Non tentare il Signore Dio tuo”». (Matt 4:7)
Gesù ha nel cuore l’intento di Dio e conosce così l’intenzione e l’orientamento ogni più piccolo insegnamento.
L’applicazione solo letterale delle Scritture significa prestare al diavolo il fianco per far dire alla Bibbia quello che ognuno vuole.

A questo punto occorre definire l’ambito in cui agisce l’azione suggestiva del diavolo e gli strumenti che usa deformati dalla sua malvagità. Siamo nell’ambito dei sensi interni quali: la memoria, l’immaginazione, l’estimativa. Questi vengono usati deformati come strumenti di influenza sui criteri di scelta e quindi di successiva decisione e azione.
Conosciamo meglio questi ambiti-strumenti:
la memoria: è la funzione psichica di riprodurre nella mente stati di coscienza passati (immagini, sensazioni, nozioni), di poterli riconoscere come tali e di localizzarli nello spazio e nel tempo.
l’immaginazione: è una particolare forma di pensiero, che non segue regole fisse né legami logici, ma si presenta come riproduzione ed elaborazione libera del contenuto di un’esperienza sensoriale, legata a un determinato stato affettivo e, spesso, orientata attorno a un tema fisso.
l’estimativa: estimativa (ant. stimativa) s. f. [femm. di estimativo, sottint. facoltà, virtù o sim.]. – 1. letter. È la facoltà di conoscere e giudicare rettamente le cose in sé e nel loro valore.
Il maligno tenta di insinuarsi tra la suggestione proveniente da persone o cose o situazioni, e, usando la memoria, l’immaginazione, l’estimativa cerca di portare ad una scelta e quindi ad un’azione non valutata nella verità.
“Il demonio non può nulla sulla volontà, pochissimo sull’intelligenza, e tutto sulla fantasia” ( Joris-Karl Huysmans )
La definizione del romanziere Huysmans forse è teologicamente approssimativa, ma chiunque voglia affrontare con fermezza il combattimento spirituale (e della vita) deve ben sapere che i poteri del maligno sulla mente dell’uomo sono molti e possibili e non sono così alieni da quelli dell’aforisma del romanziere.
”... l’angelo buono o cattivo può modificare l’intelletto dell’uomo affinché conosca qualcosa, non certo introducendo nello stesso intelletto delle specie, ma esibendo esternamente alcuni segni, dai quali l’intelletto è sollecitato ad apprendere qualcosa. Inoltre, gli angeli buoni o cattivi possono anche in qualche modo disporre a ordinare internamente le rappresentazioni dell’immaginazione, secondo com’è opportuno, perchè s’apprenda qualcosa d’intellegibile.” ( San Tommaso D’Aquino )
In buona sostanza S. Tommaso ci avvisa che i demoni hanno la possibilità di ingannare i nostri sensi, ma anche di interagire con i nostri pensieri attraverso l’immaginazione.

Il problema grande per l’uomo è che il demonio, con questa capacità in male, può tirare i fili delle nostre emozioni (tristezza, angoscia apprensioni, desideri, passioni etc etc..) che con i pensieri (es. preoccupazioni, progetti, aspirazioni) sono sempre collegati.
Con le suggestioni sul futuro poi , il demonio spesso, cerca di creare un mondo mentale parallelo a quello reale, dove l’intervento di Dio è assente e lui ti mostra una virtuale realtà con il suo indisturbato operare, senza che l’uomo se accorga. Allora tutto appare bello e buono ma non lo è.
Su questo argomento Cristo ci dà un “ordine” per il nostro benessere: “Non affannatevi dunque per il domani, perché il domani avrà già le sue inquietudini. A ciascun giorno basta la sua pena”. Mt 6:25

Gli attacchi del maligno sono generalmente di tre tipi
Innanzitutto i cattivi pensieri, con cui si manifestano le tentazioni specialmente per coloro che iniziano un serio cammino cristiano di fede. Nella memoria appare il ricordo delle ricchezze, degli affetti, delle situazioni vissute, dei sentimenti, delle passioni, della vana gloria e tutto è messo sotto forma di bisogno e desiderio profondo, lontano dalla realtà che in passato si è vissuta. Il nemico aumenta i sensi interni tentando di ingannare sulla bontà e sulla verità di ciò che si ricorda deformandola con la sua azione suggestiva e stimolante.
Il secondo tipo di attacco è con il mezzo delle apparizioni, che attaccano l’immaginazione e consistono in fantasie, sogni notturni, allucinazioni visive e uditive che possono assumere varie forme, alcune volte sono sollecitate le esigenze del corpo come la fame, con visioni di apparente realtà. Altre volte il maligno vuole incutere paura e terrore con immagini impressionanti, fantasie contorte e terrificanti, minacce e urli, sofferenze fisiche, distrazioni nella preghiera, mancanza di concentrazione nel quotidiano.
Il terzo tipo di attacco consiste nei demoni che si trasformano in angeli di luce per ingannare sulla realtà che fanno passare per bella, buona, giusta, anche attraverso suggerimenti di prudenza, moderazione e apparentemente invito alla preghiera ma che in realtà inganna e infonde fatica e scoraggiamento. In questo modo attaccano le estimativa, ovvero il giudizio obiettivo della realtà, cose e persone che circondano la persona attaccata e anche il giudizio personale di se. Nei casi più gravi il maligno riesce a portare la persona a vedere chiunque come nemico e a disprezzare se stesso, tanto da spingere alla tentazione della disperazione e del suicidio. In poche parole si cade nell’inganno di una realtà virtuale creata dal maligno e quindi lontana dalla verità e da Dio.

Dobbiamo renderci quindi ermetici ai pensieri che innescano meccanismi di logoramento, comodi al maligno, il quale quando spesso non può distruggerci con le tentazioni lo fa inducendoci alla disperazione, al desiderio, alla passione.
Vanno dunque respinti , al primo manifestarsi, i pensieri che costituiscono accenni di preoccupazioni, affanni, o angosce, malizia, desiderio legato a passione, vanno fermati subito anche perchè una volta coltivati o assecondati, ripristinare la pace originaria è molto più faticoso e si è comunque caduti nel peccato, offesa a Dio, a se stessi, al prossimo.
Questa battaglia quotidiana con il maligno è seconda solo al combattimento per non peccare, perchè attraverso i pensieri il demonio può creare false aspettative quindi delusioni, indurci a scelte sbagliate in forza di sue suggestioni, farci affidare a gente iniqua piuttosto che in Dio, farci sperare in facile guadagni, soluzioni e guarigione rapide, etc etc
E’ bene, quindi, stare costantemente in stato di grazia e chiedere quotidianamente allo Spirito Santo i suoi doni anche per le scelte che regolano la nostra vita quotidiana, questo perchè come dice San Paolo:
“Per il resto, attingete forza nel Signore e nel vigore della sua potenza. Rivestitevi dell’armatura di Dio, per poter resistere alle insidie del diavolo. La nostra battaglia infatti non è contro creature fatte di sangue e di carne, ma contro i Principati e le Potestà, contro i dominatori di questo mondo di tenebra, contro gli spiriti del male che abitano nelle regioni celesti. Prendete perciò l’armatura di Dio, perché possiate resistere nel giorno malvagio e restare in piedi dopo aver superato tutte le prove”. Efesini 6, 10-18
Come discernere situazioni, luoghi, persone nella verità?
Sant’Ignazio ci insegna anche alcuni metodi utili per il discernimento che inquadrano i molteplici poteri del demonio di cui dobbiamo essere ben consapevoli per intraprendere la nostra battaglia quotidiana spirituale e di vita, ovviamente mai prescindendo dalle guide spirituale e dei nostri confessori che Nostro Signore ci mette a disposizione.
Prima regola.
è proprio di Dio e dei suoi angeli dare con le loro ispirazioni vera letizia e gioia spirituale, togliendo tutta la tristezza e l’agitazione che il demonio procura; è invece proprio del demonio combattere contro questa letizia e consolazione spirituale, presentando false ragioni, cavilli, turpiloqui e continue menzogne.
Seconda regola.
Solo Dio nostro Signore può dare all’anima una consolazione senza una causa precedente; infatti è proprio del Creatore entrare nell’anima, uscire, agire in essa, attirandola tutta all’amore della sua divina Maestà. Dicendo senza una causa, si intende senza che l’anima senta o conosca in precedenza alcun oggetto, da cui possa venire quella consolazione mediante i propri atti dell’intelletto e della volontà.
Terza regola.
Sia l’angelo buono sia quello cattivo possono consolare l’anima con una causa, ma per fini opposti: l’angelo buono per il bene dell’anima, perché cresca e proceda di bene in meglio; l’angelo cattivo, al contrario, per attirarla ancor più al suo dannato disegno e alla sua malizia.
Quarta regola.
è proprio dell’angelo cattivo, che si trasforma in angelo di luce, entrare con il punto di vista dell’anima fedele e uscire con il suo: suggerisce, cioè, pensieri buoni e santi, conformi a quell’anima retta, poi a poco a poco cerca di uscirne attirando l’anima ai suoi inganni occulti e ai suoi perversi disegni.
Quinta regola.
Dobbiamo fare molta attenzione al corso dei nostri pensieri. Se nei pensieri tutto è buono il principio, il mezzo e la fine e se tutto è orientato verso il bene, questo è un segno dell’angelo buono. Può darsi invece che nel corso dei pensieri si presenti qualche cosa cattiva o distrattiva o meno buona di quella che l’anima prima si era proposta di fare, oppure qualche cosa che indebolisce l’anima, la rende inquieta, la mette in agitazione e le toglie la pace, la tranquillità e la calma che aveva prima: questo allora è un chiaro segno che quei pensieri provengono dallo spirito cattivo, nemico del nostro bene e della nostra salvezza eterna.
Sesta regola.
Quando il nemico della natura umana viene scoperto e riconosciuto per la sua coda serpentina e per il fine cattivo a cui spinge, colui che è stato tentato farà bene a esaminare subito il corso dei pensieri buoni all’inizio da lui suggeriti, e a considerare come il demonio a poco a poco abbia cercato di farlo discendere dalla soavità e dalla gioia spirituale in cui si trovava, fino ad attirarlo al suo disegno perverso; così, tenendo conto di questa esperienza, potrà guardarsi dai suoi soliti inganni.
Settima regola.
A coloro che procedono di bene in meglio, l’angelo buono si insinua nell’anima in modo dolce, delicato e soave, come una goccia d’acqua che entra in una spugna; al contrario, l’angelo cattivo si insinua in modo pungente, con strepito e agitazione, come quando la goccia d’acqua cade sulla pietra. Invece, in coloro che procedono di male in peggio, questi due spiriti si insinuano in modo opposto. La causa di questo è la disposizione dell’ anima, contraria o simile a quegli angeli: infatti, quando è contraria, entrano con strepito e facendosi sentire; quando invece la disposizione è simile, l’angelo entra in silenzio, come in casa propria che gli è aperta.
Ottava regola.
Quando la consolazione è senza una causa, in essa non c’è inganno, perché, come si è detto [1 regola], proviene da Dio nostro Signore; tuttavia la persona spirituale, a cui Dio dà questa consolazione, deve considerare e distinguere con molta cura e attenzione il tempo proprio di questa consolazione da quello successivo, nel quale l’anima rimane fervorosa e favorita dal dono e dalle risonanze della consolazione passata. Spesso infatti, in questo secondo tempo, sia con un proprio ragionamento, cioè con associazioni e deduzioni di concetti e di giudizi, sia per l’azione dello spirito buono o di quello cattivo, la persona formula propositi o pensieri che non sono ispirati direttamente da Dio nostro Signore; perciò bisogna esaminarli molto accuratamente, prima di dar loro pieno credito e di metterli in atto.

Nel leggere gli scritti dei Padri della Chiesa o la Vita di s. Antonio abate, scritta da Atanasio di Alessandria, ci si rende conto di come buona parte del tempo e delle energie di quegli antichi asceti fossero impiegate proprio in una lotta senza tregua contro le suggestioni e alle tentazioni del Nemico. La loro esperienza, a prezzo di lunghe e faticose lotte, li fa giungere alla conclusione, apparentemente paradossale, che il segno da cui si riconosce il vero monaco, ma anche il vero cristiano, il fedele a Dio, appare nelle tentazioni e che la tentazione è cosa buona, perché rende l’uomo più provato.
Antonio abate arriva ad affermare: “Nessuno che non abbia sperimentato le tentazioni potrà entrare nel regno dei cieli. Togli le tentazioni e nessuno sarà salvato!”.
La tentazione, successiva alla suggestione diabolica, è dunque un tempo di prova permesso da Dio stesso, un’esperienza necessaria che, se affrontata con pazienza, umiltà e fede nel Signore, conduce il cristiano ad andare più in profondità nella propria vocazione e nella propria adesione a Cristo
“Ogni anima che ama il Signore è afflitta dai demoni malvagi … Ma ciò avviene con il permesso e il consenso di Dio: egli infatti la mette alla prova, per vedere se ama veramente il suo Signore”. Addirittura, le tentazioni, più che diminuire, aumentano con il progresso della vita spirituale, che può essere misurato proprio dalla qualità e dalla forza dei “demoni” che attaccano l’anima. Occorre perciò prendere sul serio queste prove, perché solo attraverso di esse è possibile diventare “provati”, edificare una personalità umana e spirituale robusta, capace di pronunciare dei sì convinti e dei no efficaci.
La rinuncia e l’ascesi del corpo e tutte le altre lotte e fatiche richieste per una vita spirituale, non sono infatti sufficienti secondo i padri per condurre verso la purezza di cuore, se non sono accompagnate da un’altra lotta, tutta interiore, combattuta nel “cuore” stesso dell’uomo, contro le suggestioni malvagie suscitate dal demonio, che sono all’origine di ogni peccato:
“Come si sta in guardia nell’uomo esteriore – afferma lo Pseudo-Macario – così bisogna sostenere una lotta e una guerra anche nei pensieri”, poiché, ammonisce Cassiano, “non è un avversario esterno che dobbiamo temere: il nemico è in noi stessi e contro di noi combatte ogni giorno una guerra interiore”; ed Evagrio Pontico: “Quanto più facile è peccare nel pensiero che nell’azione, tanto più difficile, anche, è la guerra combattuta nel pensiero di quella combattuta con le cose”.
Il linguaggio “agonistico” e “bellico” usato con insistenza sottolinea, ancora una volta, la serietà di questa lotta: si tratta di una vera e propria “guerra”, implacabile e senza quartiere, non meno difficile delle guerre materiali e non meno dolorosa delle torture subite dai confessori e dai martiri della fede. La sua posta in gioco è radicale, poiché, come dice ancora lo Pseudo-Macario, si tratta di “spezzare la morte per giungere alla vita”, ovvero di spogliarsi dell’uomo vecchio, “per rivestire l’uomo celeste e nuovo che è il Cristo” e così instaurare il regno di Dio nel nostro cuore, come dice Cassiano. In tutto ciò, però, l’uomo può contare sull’aiuto e sulla protezione del Signore che combatte a suo favore.
Ma chi sono questi “nemici interni” che nel cuore dell’uomo combattono contro l’uomo stesso?
I padri parlano di “demoni” (daímones), o di “spiriti del male” (pneúmata tês ponerías), o più spesso di “pensieri cattivi” (poneroí loghismoí o semplicemente loghismoí).
Si tratta di immagini, di impulsi, di inclinazioni negative che, insinuandosi nel cuore, turbano la “mente” – la suprema facoltà umana che, all’interno del cuore, vigila su di esso – distraendola dal ricordo di Dio e spingendola al peccato.
Secondo tutta la tradizione patristica questi “pensieri cattivi” traggono origine da una suggestione demoniaca esterna all’uomo e dunque sono inizialmente indipendenti dalla sua volontà: essa però può decidere se acconsentirvi o meno e nella misura in cui vi acconsente essi si rafforzano e si radicano sempre più nel suo mondo interiore, tanto che, mascherando la loro origine esteriore, sembrano provenire dal cuore stesso dell’uomo, come dice Gesù nell’evangelo (cf. Mt 15,19).
La tradizione monastica ha definito, a partire da Evagrio Pontico, con poche variazioni negli autori successivi, otto principali pensieri cattivi, che contengono e generano tutti gli altri:
ingordigia (gastrimarghía), fornicazione (porneía), avarizia (philargyría), tristezza (lýpe), ira (orghé), acedia (akedía), vanagloria (kenodoxía), e orgoglio (hyperephanía).
Tra questi otto, tre – l’ingordigia, l’avarizia e la vanagloria – precedono e generano gli altri cinque, ed essi stessi non sono che tre manifestazioni di quell’unico pensiero cattivo, che è la radice e la causa di ogni male che assale l’uomo: l’amore di sé (philautía). “Chi lo ha spezzato, ha spezzato anche tutte le passioni che nascono da esso”.
Vediamo ora come sconfiggere il Maligno.
I padri del monachesimo, grazie alla loro esperienza e al loro fine discernimento, sono arrivati a distinguere anche le varie fasi del processo della tentazione, attraverso il quale una suggestione maligna penetra nel cuore umano, dialoga segretamente con la mente, la seduce, la spinge a dare il proprio consenso e la rende prigioniera, fino a generare in essa la passione: classica per l’intera tradizione successiva è rimasta l’analisi di Giovanni Climaco.
Per prevenire o disinnescare al suo nascere il processo della suggestione e della tentazione, ogni cristiano è chiamato innanzitutto a esercitare un continuo “discernimento” (diákrisis) sui pensieri che penetrano nella sua mente, per esaminare la natura di ciascuno, dargli un nome e distinguere accuratamente tra i pensieri buoni, che gli sono ispirati da Dio, quelli che emergono naturalmente dalla sua psiche, e quelli cattivi che sono frutto di una tentazione diabolica, poiché “se la loro nascita non dipende interamente da noi, dipende però da noi approvarli e sceglierli”.
La qualità di tale discernimento dipende però dal grado di maturità spirituale: se tutti devono esercitarlo secondo le loro possibilità, in ultima istanza esso è un carisma concesso solo a chi ha raggiunto la purezza di cuore.
Dobbiamo domandare allora la purificazione del cuore.
Tomás Spidlík, uno dei più grandi esperti della spiritualità orientale, nel suo libro “L’arte di purificare il cuore” elenca cinque stadi di penetrazione della malizia nel cuore umano: 1) la suggestione, 2) il colloquio, 3) il combattimento, 4) il consenso, 5) la passione.
La “suggestione” è la prima immagine generata dalla fantasia, la prima idea, il primo impulso: se la mettiamo subito da parte, essa se ne va così come è venuta.
Ma l’uomo normalmente non lo fa, si lascia piuttosto provocare e comincia a riflettere. È il “colloquio”: un pensiero che, a lungo coltivato, si è insidiato nel cuore e non si lascia scacciare facilmente.
In questo stadio, però, l’uomo è ancora libero di non acconsentire. «Può e deve uscire vittoriosamente da questa lotta, ma gli costa tanta fatica»: è il «combattimento».
Il “consenso” si dà quando si decide di realizzare ciò che il pensiero maligno suggerisce: è il peccato vero e proprio che, pur se non si concretizza esteriormente, rimane interiormente.
La “passione” «è l’ultimo stadio, quello più tragico. Chi soccombe ai pensieri maligni, spesso indebolisce progressivamente il suo carattere. Nasce così una costante inclinazione al male che può diventare forte a tal punto da essere molto difficile resisterle».
Sant’Agostino spiega così: «La nostra vita in questo esilio non può essere senza prove, e il nostro progresso si compie attraverso la tentazione. Nessuno può riconoscersi finché non è tentato; allo stesso modo che nessuno potrà essere incoronato se non dopo la vittoria, vittoria che non ci sarebbe se non ci fossero la lotta contro un nemico e le tentazioni».
Il testo dell’Imitazione di Cristo aggiunge:
«Due sono i modi con i quali io visito i miei eletti: la tentazione e la consolazione. Due sono le lezioni che io do loro ogni giorno: una, rimproverando i loro vizi; l’altra, esortandoli a rafforzare le loro virtù» (III, 2).
«Chi non ha avuto prove, poco conosce», dice il Siracide (34, 10).
Ogni suggestione e la seguente tentazione permettono dunque all’uomo di conoscersi. Satana, in effetti, non riesce ad attaccarci se non là dove abbiamo lasciato aperta una porta. La nostra resistenza alla suggestione e alla tentazione, invece, rivelano la nostra forza interiore. Ecco allora che già la suggestione e anche la tentazione diventano un momento fondamentale della conoscenza di sé.
La tentazione è, insomma, l’ora della verità.
Sulla scia di Ignazio di Loyola, la suggestione e la tentazione sono luogo di grazia. Il cuore della tentazione sta nel binomio fedeltà-infedeltà. Dio nostro Signore vuole una fedeltà che si rinnovi ad ogni prova.
La tentazione costituisce dunque come il «passaggio obbligato» nella costruzione della libertà, che si rafforza attraverso le scelte che compiamo.
[1] Non sappiamo se in quel caso fu un trasferimento fisicamente reale oppure no, ma certo che anche se fosse stata solo illusione, sappiamo dagli studi di psicologia che la persona suggestionata vive le situazioni indotte come se fossero comunque reali (così come una persona ipnotizzata vede e considera vero ciò che gli viene fatto vedere in maniera artificiosa), dunque ai fini del nostro discorso non fa nessuna differenza; Gesù vedeva e viveva realmente quello che Satana gli mostrava.
[2] Abbiamo parlato tante volte dei giochi virtuali pieni di violenza. Questi sono oggi così realistici che il giocatore è come se partecipasse realmente. Spesso poi, come è stato provato da numerosi fatti di tragica cronaca, viene confusa la realtà col gioco e si uccidono davvero le altre persone.
[3] Per esempio potrà convincerci che la terribile sofferenza che stiamo provando non passerà mai.
[4] Gc 4:7


