Insultata dai suoi fratelli... così si convertì la beata Ombeline
- Stampa Internazionale

- 12 feb
- Tempo di lettura: 5 min

Essere la sorella minore di Bernardo di Chiaravalle non è poi così facile!
La vicenda si svolge intorno all'anno 1120 nella portineria di Chiaravalle. L'abbazia è povera, quasi miserabile, con grande gioia del suo abate, la cui austerità è spaventosa, il distacco dalle cose terrene assoluto.
Spietato con se stesso, Bernardo, che si considera il peggiore dei peccatori, non è molto più indulgente con gli altri; il problema è che non se ne rende conto, tanto è normale per lui questo suo modo di essere e di agire. Salito con sacrifici e preghiere alle vette della vita contemplativa, fatica a capire che chi lo circonda non si muove al suo stesso livello, e quando se ne rende conto, più deluso che furioso, si scaglia contro i suoi fratelli, i suoi novizi, che, a quanto pare, non capiscono nulla.
Non è lontano il momento in cui, riflettendo su se stesso, si renderà conto che, senza volerlo, stava facendo più male che bene e, con l'aiuto di Dio, si correggerà, diventando più piacevole da frequentare una volta persa la sua rudezza.
Ma al tempo della nostra storia, quel momento non è ancora arrivato.
La vita dell'abate di Chiaravalle, come sappiamo, fu tutt'altro che ordinaria. Nato in una nobile famiglia di Borgogna, figlio di Tescelin de Fontaine, detto il Rosso, per il colore dei capelli che Bernardo ereditò, e di Aleth de Montbard, madre esemplare scomparsa in giovane età con grande dispiacere dei suoi sette figli, sentì presto la chiamata divina.
Esitò a rispondere, combattuto tra il desiderio di appartenere a Dio e il fascino della vita agiata che avrebbe potuto avere. Quando a vent'anni, Bernardo decise di lasciare questo mondo effimero, non scelse uno dei grandi monasteri cluniacensi della Borgogna, ma piuttosto la minuscola casa fondata in un prato paludoso e invasa dai canneti – un "cîteaux", come venivano chiamati – così misera da rischiare di scomparire per mancanza di vocazioni.
Questa sorte gli fu risparmiata, poiché il giovane signore di Fontaine arrivò accompagnato dagli zii, dai cinque fratelli e da alcuni amici che il suo esempio di vita, aveva convinto ad abbandonare tutto per amore di Cristo. Per Bernardo, fu una grande soddisfazione vedere tutta la sua famiglia così impegnata a vivere con lui una vita religiosa e quindi incamminata sulla via della salvezza.
Tutta la sua famiglia? Purtroppo no... Due persone care sono sfuggite al suo rigore: suo padre, Tescelin, e sua sorella, unica figlia femmina della famiglia, di due anni più giovane di lui poiché nata nel 1092.
Si tratta di Ombeline, o Hombeline, nome eufonico ma raro, di cui non si sa se provenga dal germanico e significhi “mente brillante” o dal latino humilitas che significa “umile”. Una cosa è certa: Ombeline non è affatto umile, anzi, è proprio il contrario.
Molto carina, avendo ereditato la bellezza della madre, la giovane donna è ben consapevole del suo fascino. Vuole sposarsi, il miglior partito possibile, essere ricca, corteggiata, felice, passare da una festa all'altra, crogiolarsi nei piaceri e dimenticare che la vita è breve, soprattutto a quell'epoca...
Una terribile lezione
Aveva circa quindici anni quando trovò un ottimo partito, Anceric de Chacenay, cognato del duca di Lorena, un principe sovrano; le nozze furono splendide, nacquero dei figli, la coppia sembrava felice, la vita era dolce e Ombeline ne approfittò appieno. Visse in grande stile, vestendosi di sete, velluti e pellicce; cavalcava splendidi cavalli e viaggia in una carrozza rivestita di pelle di Cordova e adornata di comodi cuscini, mangiando prelibatezze e ascoltando i menestrelli cantare canzoni d'amore fino a tarda notte. In breve, conduceva una vita completamente opposta a quella dei suoi fratelli.
Ancor peggio, la bella dama di Chacenay, travolta dai piaceri mondani, si comportava in modo non cristiano, senza mai praticare uno dei doveri primari della sua classe sociale: la carità.
Le mura di Chiaravalle non erano così alte da impedire a Bernardo di venirlo a sapere e di rimanerne molto scontento, preoccupato di vederla correre verso la dannazione eterna. Bernardo decise quindi di ricorrere a misure drastiche e, dato che il giovane non era particolarmente gentile, la lezione riservata alla sorella minore si prefigura terribile.
Ombeline si recava abbastanza spesso a Chiaravalle per visitare i suoi fratelli ed anche il padre, che si era finalmente unito ai figli diventando monaco.
Bernardo, a torto, sospettava che sua sorella venisse a trovarli per ostentare il suo successo e così ordina - in modo chiaro, rigido, come la rigida giustizia del giovane abate - di non ricevere la signora di Chacenay qualora si presentasse, di spiegarle che la sua famiglia non sarà più lì per lei finché la disonorerà con la sua condotta e che una sorella “abbandonata alle cose del mondo” non è più una sorella, ma una peccatrice pubblica da riportare sulla retta via.
Quindi, alla successiva visita di Ombeline, il portone rimase chiuso: dall'interno suo fratello André, istruito da Bernardo, le rinfacciava aspramente che lei, nonostante le apparenze, non era altro che “spazzatura ben confezionata”; e “spazzatura” è ancora una traduzione educata di un termine latino molto più forte e dispregiativo...
Sotto un diluvio di rimproveri e insulti, di frasi come " Forse non sai che quel corpo che veste riccamente a scapito dei poveri è destinato a marcire?" , Ombeline rimase stoica. Cresciuta, unica femmina tra sei maschi, non si lasciò intimidire dai fratelli e rispose ad André:
"So bene di essere una peccatrice, ma è proprio per i peccatori che Nostro Signore Gesù Cristo è morto sulla croce. Ed è anche per questo motivo che cerco la compagnia dei santi. Se mio fratello Bernardo disprezza il corpo di sua sorella, ditegli almeno di avere pietà della sua anima! Che venga a parlarmi e sarò pronta a fare tutto ciò che mi chiederà".
Bernardo venne davvero e rivolse a Ombeline lo stesso discorso moralizzatore, accompagnato dalle stesse parole dispregiative che André aveva già usato contro di lei, valutando costumi, usanze e comportamenti per impartirle una lezione morale.
Nel correggerle difetti e comportamenti inappropriati poi le darà come esempio l'unica donna che ai suoi occhi vale qualcosa, a parte la Vergine Maria: la loro defunta madre. La scena è così violenta, così angosciante per noi, che alcuni storici sostengono che sia stata interamente inventata. Tuttavia, assomiglia molto a ciò che sappiamo del comportamento del giovane abate di Chiaravalle prima che lo Spirito Santo gli insegnasse a moderarsi e a risparmiare un po' il prossimo.
Quel che è certo è che da quel giorno memorabile in poi, la vita di Ombeline cambiò completamente. Rinunciò ai suoi abiti eleganti e ai suoi lussi per vivere a pane e acqua, indossando abiti rozzi e facendo penitenza, sotto gli occhi di tutti coloro che in passato aveva scandalizzato.

Dopo due anni, suo marito acconsentì a farle prendere i voti presso il convento benedettino di Juilly, dove si erano già ritirate diverse sue zie, cugine e amiche.
Morì lì, priora, il 21 agosto 1137 o 1141, e lì fu sepolta. Le sue reliquie furono disperse durante la Rivoluzione francese. La sua festa fu spostata nel nuovo calendario al 12 febbraio, per ragioni sconosciute, poiché questa data non è associata ad alcun evento della sua vita.



