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Fra Lorenzo, il cuoco carmelitano caro a Papa Leone

  • Immagine del redattore: Vatican.va
    Vatican.va
  • 7 feb
  • Tempo di lettura: 4 min

Aggiornamento: 13 feb

Fra Lorenzo, il cuoco carmelitano caro a Papa Leone
Fra Lorenzo della Risurrezione (XVII secolo) è un umile converso carmelitano, cuoco per obbedienza, la cui spiritualità è stata rilanciata da Papa Leone XIV


Questo piccolo libro mette al centro l’esperienza, anzi la pratica, della presenza di Dio, così come l’ha sperimentata e insegnata il frate carmelitano Lorenzo della Risurrezione, vissuto nel Seicento. Come ho avuto modo di dire, insieme agli scritti di Sant’Agostino ed altri libri, questo è uno dei testi che più hanno segnato la mia vita spirituale e mi hanno formato su quale possa essere il cammino per conoscere e amare il Signore.


La via che fra Lorenzo ci indica è semplice ed ardua al tempo stesso: semplice perché non richiede altro che di fare memoria costantemente di Dio, con piccoli atti continui di lode, preghiera, supplica, adorazione, in ogni azione e in ogni pensiero, avendo come orizzonte fonte e fine Lui solo. Ardua, perché esige un cammino di purificazione, di ascesi, di rinuncia e di conversione della parte più intima di noi, della nostra mente e dei nostri pensieri ben più che delle azioni. È quanto già San Paolo scriveva ai fedeli di Filippi: «Abbiate in voi gli stessi sentimenti di Cristo Gesù» (Fil 2,5): quindi, sono da uniformare a Dio non solo gli atteggiamenti e i comportamenti, ma proprio i nostri sentimenti, il nostro stesso sentire.


In questa interiorità troviamo la Sua presenza, la presenza amorosa e ardente di Dio, così “altra” eppure familiare al nostro cuore. Come scrive sant’Agostino, «l'uomo nuovo canterà il cantico nuovo» (Discorsi 34,1).

L’esperienza di unione con Dio, descritta nelle pagine di fra Lorenzo come un rapporto personale fatto di incontri e colloqui, di nascondimenti e di sorprese, di abbandono fiducioso e totale, richiama le esperienze dei grandi mistici, in primis Teresa d’Avila che aveva anche lei testimoniato questa familiarità con il Signore tanto da parlare di un “Dio delle pentole”.


Tuttavia, indica una via praticabile da tutti, proprio perché semplice e quotidiana.

Come molti mistici, anche fra Lorenzo parla con grande umiltà ma anche con umorismo, poiché sa bene che ogni cosa terrena, anche la più grandiosa e perfino drammatica, è ben piccola cosa davanti all’amore infinito del Signore. Così, può dire ironicamente che Dio lo ha “ingannato”, perché egli, entrato forse un po’ presuntuosamente in monastero per sacrificarsi ed espiare duramente i suoi peccati di gioventù, vi ha invece trovato una vita piena di gioia.


Attraverso il cammino che fra Lorenzo ci propone, man mano che la presenza di Dio diviene familiare e occupa il nostro spazio interiore, cresce la gioia di stare con Lui, fioriscono grazie e ricchezze spirituali, e perfino le faccende quotidiane diventano facili e leggere.


Gli scritti e le testimonianze di questo converso carmelitano del Seicento, che ha attraversato con fede luminosa le vicende travagliate del suo secolo, non certo meno violento del nostro, possono essere di ispirazione e di aiuto anche per la vita di noi uomini e donne del terzo millennio.


Ci mostrano che non esiste circostanza che possa separarci da Dio, che ogni nostra azione, ogni nostra occupazione e perfino ogni nostro errore acquistano un valore infinito se sono vissuti alla presenza di Dio, continuamente offerti a Lui.


Tutta l’etica cristiana si può davvero riassumere in questo fare memoria continuamente del fatto che Dio è presente: Egli è qui.

Questa memoria, che è qualcosa di più di un semplice ricordo, perché coinvolge i nostri sentimenti e affetti, supera ogni moralismo e ogni riduzione del Vangelo a un mero insieme di regole, e ci mostra che davvero, come Gesù ci ha promesso, l’esperienza dell’affidamento a Dio Padre ci dà già il centuplo quaggiù. Affidarci alla presenza di Dio significa assaggiare un anticipo del Paradiso.


Città del Vaticano, 11 dicembre 2025

Papa Leone IV



Fra Lorenzo, il cuoco carmelitano caro a Papa Leone
"Non ritengo necessario avere grandi cose da fare... Giro la mia piccola frittata nella padella per amore di Dio; quando l'ho finita, se non ho altro da fare, mi prostro a terra e adoro il mio Dio che mi ha dato la grazia di farla, dopo di che mi alzo più contento di un re. Quando non posso fare altro, basta raccogliere una pagliuzza per amore di Dio".


Venerabile FRA LORENZO della RESURREZIONE

(1614-1691)

 

Nato in Lorena il 1614, fra Lorenzo era un umile fratello laico, cuoco e calzolaio di una grande comunità di carmelitani, ma anche ottimo conoscitore delle vie della preghiera e della vita condotta alla Presenza di Dio. Alla sua morte, nel 1691, lasciava alcuni suoi scritti, semplici e accessibili quanto mirabili e profondi; per l’intervento del suo amico Mons. Fénelon, arcivescovo di Cambrai, essi furono tradotti in tedesco e inglese e poi in altre lingue. Schiere di Frati e Suore furono efficacemente incoraggiate dalla testimonianza di fra Lorenzo. Discepolo fedele di S. Giovanni della Croce e di S. Teresa, ha compreso stupendamente il carisma carmelitano, che è di vivere sotto lo sguardo del Dio vivo. Alcuni istanti prima di morire, disse ai confratelli: “Faccio quello che farò per tutta l’eternità: benedico Dio, lodo Dio, lo adoro, lo amo con tutto il cuore”.




"Le dirò tuttavia che durante i primi dieci anni ho sofferto molto. La causa di tutti i miei mali erano l’inquietudine che avevo di non appartenere a Dio come l’avrei desiderato, i miei peccati passati sempre presenti ai miei occhi e le grandi grazie che Dio mi concedeva. Durante tutto questo tempo cadevo spesso ma mi rialzavo subito. Mi sembrava che le creature e Dio stesso fossero contro di me e che soltanto la fede fosse a mio favore. Ero talvolta turbato dal pensiero che ciò era solo un effetto della mia presunzione, che pretendevo di essere subito là dove gli altri non arrivano che a prezzo di fatica; altre volte pensavo che ero bell’e dannato, che non c’era alcuna salvezza per me. Quando ormai ero rassegnato a terminare i miei giorni in tali turbamenti e inquietudini – che non hanno affatto diminuito la fiducia che avevo nel mio Dio e che non sono serviti che ad aumentare la mia fede –, mi ritrovai improvvisamente cambiato e la mia anima, che fino ad allora era stata sempre turbata, si sentì in una profonda pace interiore, come nel suo centro e in un luogo di riposo."

Comunità Pastorale San Carlo Borromeo

Parrocchie di Angera, Ranco e Taino

Piazza Parrocchiale 10

21021 Angera VA

0331 930443

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