Alla luce della testimonianza armena, si apre la Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani 2026
- Vatican.va

- 16 gen
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Aggiornamento: 19 gen

Dal 18 al 25 gennaio 2026, nell'emisfero settentrionale, cristiani di diverse confessioni sono invitati a riunirsi per la Settimana di preghiera per l'unità dei cristiani, secondo una tradizione che risale al 1908, quando Paul Wattson propose queste date per coprire il periodo compreso tra le feste dei santi Pietro e Paolo. Questa scelta sottolinea la dimensione apostolica dell'unità della Chiesa.
Nell'emisfero meridionale, dove gennaio coincide spesso con le vacanze estive, le Chiese privilegiano altri periodi dell'anno, in particolare intorno alla Pentecoste, una data anch'essa ricca di significato per l'unità ecclesiale, associata all'effusione dello Spirito Santo e alla nascita della Chiesa.
I testi di preghiera e meditazione per il 2026 sono stati preparati e pubblicati congiuntamente dal Dicastero per la Promozione dell'Unità dei Cristiani e dalla Commissione Fede e Costituzione del Consiglio Ecumenico delle Chiese. Quest'anno, la loro elaborazione è stata affidata al Dipartimento per le relazioni interreligiose della Chiesa Apostolica Armena, che ha coordinato un gruppo ecumenico di cristiani armeni, in collaborazione con fedeli della Chiesa cattolica e delle Chiese evangeliche armene.
La versione definitiva dei testi è stata messa a punto durante un incontro tenutosi dal 13 al 18 ottobre 2024 presso la Santa Sede di Etchmiadzin, in Armenia. Questa scelta di luogo mette in luce la storia e la spiritualità di una Chiesa segnata da numerose prove, dalle dominazioni straniere alle violenze del 1915, fino ai decenni del regime sovietico. Queste sofferenze hanno, nel tempo, alimentato un profondo attaccamento all'unità, percepita come dimensione essenziale della fedeltà a Cristo.
La celebrazione ecumenica proposta per questa Settimana di Preghiera, intitolata "Luce della Luce per la Luce ", si ispira all' "Ufficio del Levar del Sole", una preghiera quotidiana della Chiesa Armena composta da San Nerses il Clemente. Teologo, poeta e pastore, è noto per il suo impegno per la comunione tra le Chiese, un impegno che San Giovanni Paolo II ha sottolineato quando ha parlato della sua apertura alle altre tradizioni cristiane.
I testi fanno riferimento anche a San Gregorio di Narek, mistico e poeta armeno, venerato sia dai cattolici che dagli ortodossi e proclamato Dottore della Chiesa cattolica nel 2015. Una preghiera ispirata ai suoi scritti invita i cristiani a vivere l'unità nell'armonia della diversità, come i fiori di uno stesso giardino.
Vale la pena ricordare che fin dalle sue origini, la Chiesa si è intesa come una comunione fondata sulla fede apostolica, sulla predicazione e sui sacramenti.
Fin dai primi secoli, importanti controversie teologiche portarono ai grandi concili ecumenici: Nicea (325) e Costantinopoli (381) per la fede trinitaria, ed Efeso (431) e Calcedonia (451) per la cristologia. Le decisioni del 431 e del 451 provocarono separazioni durature con diverse Chiese orientali. Nel 1054, il Grande Scisma tra Roma e Costantinopoli sigillò la frattura tra l'Oriente ortodosso e l'Occidente latino, sullo sfondo di disaccordi teologici, liturgici e di autorità.
Nel XVI secolo, la Riforma protestante ebbe inizio nel 1517 con le tesi di Martin Lutero, la cui sfida al Magistero, ai sacramenti e all'unità ecclesiastica causò una profonda e duratura frattura nel cristianesimo occidentale.
Le guerre di religione del XVI e XVII secolo esacerbarono queste divisioni. A partire dal XX secolo, in particolare dopo il 1910 e con il Concilio Vaticano II (1962-1965), il movimento ecumenico cercò di sanare queste ferite attraverso il dialogo teologico, la preghiera comune e il riconoscimento reciproco, in attesa dell'unità voluta da Cristo.
Attingendo alla ricchezza spirituale del cristianesimo armeno, la Settimana di preghiera per l'unità dei cristiani del 2026 offre quindi un cammino di riflessione e preghiera adatto alle sfide del nostro tempo. Incoraggia le Chiese a riconoscere il grado di comunione già raggiunto, proseguendo, con pazienza e perseveranza, il cammino verso la piena unità voluta da Cristo.


