La risposta di Papa Leone a una catechista svizzera
- Vatican.va

- 15 gen
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Aggiornamento: 19 gen

Papa Leone risponde in questo mese ad una lettrice: Nunzia, 50 anni, catechista svizzera residente a Laufenburg, piccolo comune di 620 anime, ha scritto al Papa raccontando il suo impegno decennale nella catechesi dalla Prima Comunione alla Cresima.
Nella sua lettera denuncia una realtà difficile: "Qui in Svizzera si fa fatica a coinvolgere i genitori e, a volte, anche i bambini e i ragazzi a fidarsi di Dio". Famiglie poco presenti e spesso indifferenti alla pratica religiosa; bambini attirati da sport, musica, smartphone e feste più che dalla fede; domeniche con chiese sempre più vuote, frequentate soprattutto da anziani; fatica quotidiana nel “seminare” quando il terreno sembra arido: questo il quadro illustrato dalla catechista elvetica. Che, tuttavia, di fronte allo scoraggiamento, ribadisce il suo impegno: "Io cerco di seminare, ma le piantine fanno fatica a crescere". E al Papa chiede una preghiera per i giovani affidati alla sua cura e per lei stessa, affinché non venga meno il coraggio di continuare.
La risposta di Papa Leone
Leone XIV accoglie le preoccupazioni di Nunzia e la colloca nel quadro europeo: "La situazione nella quale Lei vive non è diversa da quella di altri Paesi di antica cristianità". Il Pontefice invita a guardare oltre i dati di partecipazione: "Le ore dedicate alla catechesi non sono mai buttate via, anche se i partecipanti sono pochissimi". E rilancia una sfida ecclesiale: "Il problema non sono i numeri - che, certo, fanno riflettere -, ma la sempre più evidente mancanza di coscienza nel sentirsi Chiesa, cioè membra vive del Corpo di Cristo, tutti con doni e ruoli unici, e non dei fruitori del sacro, dei sacramenti, magari per mera abitudine".
A Nunzia - e a quanti vivono le stesse difficoltà - il Papa indica una via: "Come cristiani, abbiamo sempre bisogno di conversione. E dobbiamo cercarla insieme". E ricorda che la vera porta della fede "è il Cuore di Cristo, sempre spalancato".
L’appello conclusivo del Papa si radica nell’eredità di Paolo VI: "Quello che si può fare è testimoniare la gioia del Vangelo di Cristo, la gioia della rinascita e della resurrezione".
