“Prendete ogni giorno come l’inizio di una nuova vita”
- Vatican.va

- 1 gen 2026
- Tempo di lettura: 4 min
Papa Leone XIV invoca una libertà illuminata dalla grazia

Per aprire l'anno 2026, Papa Leone XIV si è ispirato alla benedizione sacerdotale del Libro dei Numeri: «Il Signore ti benedica e ti custodisca», presentata come parola fondante per l'inizio dei tempi.
Questa benedizione, ha ricordato, non è un semplice augurio, ma un atto con cui Dio si rivolge al suo popolo, manifesta la sua vicinanza e gli dona la pace. Essa pone immediatamente l'esistenza umana sotto uno sguardo che precede ogni iniziativa personale.
Collocando questa benedizione nel contesto della consacrazione dei nazirei, il Santo Padre ha evidenziato la dimensione del dono reciproco. L'umanità offre a Dio ciò che ha ricevuto, e Dio risponde con una presenza benevola. Questa dinamica illumina il rapporto tra grazia e libertà, tema centrale dell'omelia, dove la libertà umana non è mai concepita come autonoma, ma come risposta a un dono originario.
Il riferimento alla storia del popolo d'Israele ha poi permesso a Papa Leone XIV di introdurre una riflessione sulla liberazione. Israele è descritto come un popolo "rinato" dopo la schiavitù, liberato dall'intervento di Dio e dalla mediazione di Mosè. " In Egitto, questo popolo godeva di certe sicurezze", ha ricordato, "ma queste sicurezze erano legate a una servitù opprimente". Questa opposizione tra sicurezza e libertà percorre l'intera omelia e offre una chiave di lettura per il discernimento spirituale contemporaneo. Il deserto, lungi dall'essere idealizzato, è presentato come luogo di spogliazione, ma anche come spazio di apertura. Le certezze del passato scompaiono, ma vengono sostituite da "un cammino aperto al futuro ", dal dono di una legge di sapienza e dalla promessa di una terra. Questo cammino diventa immagine della condizione del credente, chiamato ad accettare l'incertezza per entrare in una libertà orientata al futuro.
È in questo contesto che Papa Leone XIV ha formulato un'affermazione centrale per il nostro tempo: "Ogni giorno può diventare, per ciascuno, l'inizio di una vita nuova grazie all'amore generoso di Dio, alla sua misericordia e alla risposta della nostra libertà".
La novità cristiana si definisce quindi come un processo quotidiano, fondato sulla misericordia ricevuta e sulla responsabilità personale. Non si limita a un singolo evento, ma si dispiega nel tempo.
Ricordando che Maria ha dato un volto umano alla misericordia di Dio, il Papa sottolinea che la libertà umana trova in lei un'espressione esemplare. Il suo " sì " non elimina la libertà, ma la realizza pienamente nell'accettazione fiduciosa della volontà divina. Maria appare così come una figura in cui grazia e libertà non si contrappongono, ma si uniscono.
Papa Leone XIV sviluppa poi una riflessione sul volto di Dio, che descrive come "disarmato e disarmante". Rifacendosi a Sant'Agostino, ricorda che Dio ha accettato la vulnerabilità dell'infanzia per liberare l'umanità. Questo approccio conduce a una comprensione della pace che rifiuta ogni logica di dominio. "Il mondo non si salva affilando le spade ", afferma, "ma con uno sforzo costante di comprensione, perdono e accoglienza".
L'evocazione di San Giovanni Paolo II e del Giubileo dell'Anno 2000 colloca questa omelia in una continuità magisteriale. Il ricordo dei doni ricevuti, del perdono sperimentato e della presenza di Dio nella storia impegna i credenti in una responsabilità missionaria. Papa Leone XIV fa eco a questa prospettiva, invitando i fedeli a ripartire, a farsi testimoni e a portare il Vangelo alle culture e alle società.
Infine, il presepe si offre come luogo simbolico per iniziare l'anno. Presentato come spazio di pace, "disarmato e disarmante", diventa punto di riferimento per la vita cristiana. Accostandosi al presepe, il credente è invitato a rileggere la propria storia alla luce delle meraviglie compiute da Dio e a ripartire nella lode e nel ringraziamento.
Durante l’Angelus, il Papa ha dichiarato: “Il cuore di Gesù batte per ogni uomo e donna, per chi è pronto ad accoglierlo, come i pastori, e per chi non lo vuole, come Erode. Il suo cuore non è indifferente a chi non ha cuore per il prossimo; batte per i giusti, perché perseverino nella loro dedizione, e per gli ingiusti, perché cambino vita e trovino la pace… Iniziamo oggi a costruire un anno di pace, disarmando i nostri cuori e astenendoci da ogni violenza”.
In questo brano, Papa Leone XIV ci ricorda che l'amore di Cristo non si limita a coloro che lo accolgono o che già vivono secondo il Vangelo. Menzionando sia i pastori che Erode, egli sottolinea che il cuore di Gesù rimane aperto anche di fronte al rifiuto e all'ostilità. Questa universalità non nega l'imperativo morale, poiché il cuore di Cristo sostiene i giusti nella loro fedeltà, chiamando gli ingiusti alla conversione.
La pace a cui il Papa ci invita non è quindi un semplice equilibrio esteriore né un compromesso, ma un disarmo interiore. Invitando al disarmo dei cuori e alla rinuncia a ogni violenza, egli individua l'origine della pace nella trasformazione personale, condizione essenziale per una riconciliazione duratura tra gli uomini.
Così, in questo primo giorno dell'anno 2026, Papa Leone XIV ha offerto una lettura spirituale del tempo a venire, articolando benedizione, libertà e grazia, e invitando tutti a fare di ogni giorno un inizio rinnovato, vissuto nella fiducia, nella fedeltà e nella testimonianza.
MESSAGGIO DI SUA SANTITÀ LEONE XIV
PER LA LIX GIORNATA MONDIALE DELLA PACE - 1° GENNAIO 2026

