Troppi! Il numero dei seminaristi è così elevato che non c'è più posto nei seminari.
- Stampa Internazionale

- 9 set 2025
- Tempo di lettura: 2 min

I seminari del Burkina Faso non sono più sufficienti ad accogliere i giovani che scoprono la loro vocazione sacerdotale. Se pensiamo ai seminari quasi vuoti in Italia, è uno scenario davvero strano da immaginare.
Ne parla Padre Sanon, rettore del Seminario maggiore dei Santi Pietro e Paolo a Kossoghin, un villaggio alla periferia della capitale, Ouagadougou.
“Abbiamo diviso le sale del seminario in piccole unità separate da pareti divisorie per ospitarli. Nonostante la creazione di nuove stanze queste condizioni sono tutt’altro che ideali per lo studio e, inoltre, sono ancora insufficienti. Per questo motivo, siamo stati costretti ad ospitare 22 seminaristi altrove e ad inviare altri 11 in un seminario in Mali”.
La più grande preoccupazione dei formatori è quella di assicurare che i futuri sacerdoti “possano dare un’autentica testimonianza della loro fede” e che “abbiano un vero incontro personale con Cristo, con il Vangelo come loro cibo e passione.”
Il rettore ricorda anche che per le vacanze di Natale, molti giovani sono rimasti in seminario perché tornare a casa avrebbe significato mettere a rischio la loro vita. È già successo negli anni precedenti che alcuni siano stati uccisi: quasi il 40% dei giovani proviene dalle diocesi della “zona rossa”, le aree gravemente colpite dal terrorismo islamico.
Tuttavia, il numero dei seminaristi nel Paese continua ad aumentare. Solo nel seminario di Ouagadougou, il numero dei futuri sacerdoti è passato da 254 nell’anno accademico 2019-2020 a 281 nel 2024-2025. Molti di loro hanno genitori musulmani.
Ma perché così tanti giovani burkinabé scoprono la vocazione sacerdotale?
Secondo il rettore del seminario, la Chiesa cattolica in Burkina Faso sta agendo in modo produttivo e credibile, ed è molto probabile che questi giovani incontrino nella loro vita persone che possono “testimoniare l’amore di Cristo in modo chiaro ed evidente.” Il risveglio di una vocazione è anche più facile lì che “in un contesto materialista dove non ci si aspetta nulla da Dio.”
"A nostro avviso - spiega - un fattore importante è che la fede, e persino la vita stessa, non sono date per scontate. La persecuzione dei cristiani è forte in Burkina Faso, dove i gruppi terroristici spesso uccidono indiscriminatamente, siano essi musulmani o cristiani, o altre volte, mirano a imporre la legge della Sharia, prendendo di mira direttamente i cristiani.
Chi decide di essere cristiano lo fa ogni giorno, mettendo a rischio la propria vita; la fede si incarna nella vita quotidiana e non è culturalmente ridotta ad un’abitudine ereditata, come in Occidente, dove il rischio di considerarla “ovvia” non le permette più di toccare l’esistenza.
Dal 2015 il Burkina Faso, che è per circa il 25% cristiano, è diventato un focolaio di estremismo islamico e i sacerdoti sono diventati sempre più bersaglio dei terroristi.

