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San Martino, apostolo della Gallia e patrono di Ranco

  • Immagine del redattore: Oratori
    Oratori
  • 27 mar 2025
  • Tempo di lettura: 5 min

Aggiornamento: 4 giorni fa


La liturgia celebra San Martino di Tours l' 11 novembre.


Fu prima un soldato, poi un monaco e infine vescovo del IV secolo; noto come l'Apostolo delle Gallie, è famoso perché, dopo aver condiviso il suo mantello con un mendicante, ebbe un sogno in cui gli apparve Gesù Cristo vestito con il pezzo di mantello che aveva donato al povero.


Il padre di Martino era un militare ed aveva fatto una carriera incredibile, raggiungendo il grado di “Tribunus Militum“, che era normalmente riservato solo ai membri dell’ aristocrazia senatoria.


Erano anni difficili, cruciali.

Le persecuzioni contro i Cristiani erano terminate da pochi anni, nel 313.


L' esempio di grandi Santi, come Antonio abate (290 – 355 c/a), Ambrogio (339 – 397), Agostino (354 – 430), Ilario (310 c/a -367), Paolino da Nola (353 – 431),

apportava rapide conversioni alla Chiesa in ampi strati delle popolazioni di tutte le città, anche se gli antichi culti rimanevano radicati nelle campagne (da cui il termine “paganesimo“ per indicare la religione ancor praticata nei “pagi”, i villaggi isolati).



Nato nel 316 alla periferia dell' Impero Romano – in Pannonia, oggi Ungheria – Martino crebbe a Pavia perché a suo padre, come veterano dell'esercito, era stata concessa una terra in quella città.

La professione del padre spiega anche il nome dato al bambino: Martino, Piccolo Marte, in omaggio al dio della guerra. L’aver dedicato il figlio a Marte prefigurava già le speranze del genitore di avviarlo ad una brillante carriera militare.


I ​​suoi genitori erano pagani, ma il ragazzo nutriva curiosità per il cristianesimo e, all'età di 12 anni, desiderava ardentemente diventare un asceta e ritirarsi nel deserto. Ma un editto imperiale lo costrinse ad arruolarsi e finì in Gallia.


A 15 anni Martino entra nell’esercito. Secondo la le legislazione di Diocleziano ogni figlio deve seguire la professione del padre e, dal Codice Teodosiano (Th 7,22,2) sappiamo anche che i figli dei veterani avevano diritto di entrare in cavalleria e venivano loro assegnati due cavalli ed un attendente.


I soldati dell’epoca non godevano di una immacolata reputazione, né erano personcine ammodo, ma piuttosto omacci truculenti, facili alle risse, a menar le mani e alla perenne ricerca di donne, anche perché il regolamento militare vietava loro di sposarsi, ma non li votava alla castità. Invece, Martino era differente: non solo si comportava in maniera esemplare, ma mangiava un solo pane e serviva a tavola il suo schiavo.

Il famoso episodio del mantello



Accadde ad Amiens, una fortezza militare su un nodo viario fra Gallia, Bretagna e Reno.

Martino si trovava là di guarnigione.

Aveva 18 anni ed aveva già raggiunto il grado di “ circitor “, con doppia paga.

Fra i compiti del circitor c’era la ronda notturna della piazzaforte, l’ispezione dei posti di guardia, la sorveglianza notturna della guarnigione.


Una notte di un inverno freddissimo, come sanno esser freddi gli inverni ad Amiens, davanti alla Porta Nord della città, Martino incontrò un mendicante seminudo. Il giovane ufficiale ne ebbe compassione, con un colpo di spada tagliò in due il suo caldo mantello militare e condivise la veste col povero.



L’uniforme militare, nel IV secolo, prevedeva una clamide e, sopra, un ampio mantello bianco, caldo e foderato di pelliccia. Martino non tagliò il mantello a metà, perché sarebbe stata una infrazione del regolamento militare, ma offrì al povero la pelliccia interna. Egli può disporre solo di una parte dell’ uniforme, perché l’altra parte è patrimonio della guardia imperiale, e quella metà dona, seguendo l’insegnamento di Gesù : “ Date a Cesare quel che è di Cesare, a Dio quel che è di Dio”.


La notte seguente, Gesù gli apparve in sogno, vestito con quel lembo del mantello, e disse agli angeli:


"Ecco, Martino, il soldato romano che non è battezzato: è lui che mi ha vestito".

Questo sogno impressionò profondamente il giovane soldato, che volle essere battezzato la Pasqua successiva. Per quasi vent'anni continuò a prestare servizio nell'esercito romano, testimone della fede in un ambiente così lontano dai suoi sogni adolescenziali.



Appena gli fu possibile lasciò l'esercito e si recò a Poitiers per incontrare il vescovo Ilario, un convinto oppositore dell'eresia ariana. Ma poiché l'imperatore Costanzo II era un seguace di Ario, il vescovo Ilario fu esiliato e Martino si ritirò in un eremo vicino a Milano.


Milano era, allora, una delle 4 capitali dell’ Impero, la più importante e Martino pensò di costruirsi un “monasterium” fuori dalle mura. Cosa abbia fatto veramente non è chiaro, perché il termine è vago: potrebbe essere una capanna o una casupola in un luogo isolato dove vivere in preghiera, meditazione e penitenza.


Anche il clima di Milano è pericoloso, perché il Vescovo è ariano. Martino, insieme a un compagno sacerdote con il suo stesso zelo ed il suo stesso entusiasmo, progettò di rivivere la stessa esperienza di S. Antonio abate, vivendo senza compromessi la vita degli eremiti. Scelsero l’isola di Gallinara, sulla costa ligure, fra Alassio ed Albenga. La vita eremitica fu più dura del previsto: c’era pochissima acqua da bere ed il cibo era costituito solo da erbe selvatiche e radici. Poco pratici di botanica, i due eremiti finirono col cibarsi di piante velenose che li ridussero quasi in fin di vita. Per salvarsi i due romiti pregarono e pregarono ancora: le difficoltà, anziché deprimerli, li resero sempre più ardenti nella fede, perché videro attuarsi in loro le parole del Vangelo di Marco 16, 17-18 "...prenderanno in mano i serpenti e, se berranno qualche veleno, non recherà loro danno...".


Quando il vescovo Ilario tornò dall'esilio, incontrò Martino e gli diede il permesso di fondare un monastero vicino a Tours.


Capanne e una vita austera.


L'ex soldato che aveva vestito Cristo povero divenne povero lui stesso, proprio come aveva desiderato; fondò un monastero a Ligugé (Francia) e lì visse una vita monastica sotto la guida di Sant'Ilario.


monastero a Ligugé 
Francia
Monastero a Ligugé, Francia

In seguito fu ordinato sacerdote ed eletto vescovo di Tours; ma l'ex soldato non volle vivere come un principe e lasciò che poveri, prigionieri e malati potessero trovare una casa sotto la sua cura. Visse vicino alle mura della città, nel monastero di Marmoutier, il più antico di Francia.


Pur vivendo ritirato, Martino era un vescovo impegnato continuamente nelle vita pastorale. Era vescovo in tutto e per tutto, con esclusione di ogni aspetto mondano.


Evangelizzò la regione della Gallia e fondò diversi monasteri. Ebbe a cuore la misericordia e di fronte alla violenza intervenne presso l'imperatore per fermare l'esecuzione degli eretici, coloro che si erano allontanati dalla dottrina.


Per le prima volta Martino dettò una Regola: i monaci devono vivere soli e ritrovarsi solo per la celebrazione delle S. Messe e per l'Ufficio. Gli anziani non debbono lavorare: alle cose materiali debbono pensare i giovani. L'unico lavoro consentito è la ricopiatura dei testi sacri, da mettere in comune fra tutti. Non é previsto lavoro servile, perché distrarrebbe gli eremiti delle preghiere.


Il Monastero del resto non ha problemi finanziari, perché molti sono i nobili ed i ricchi che si seno ritirati a vita religiosa e costoro hanno messo in comune le loro proprietà, come riportato negli Atti degli Apostoli. Il monaco deve mortificare la carne, ma non può vivere nell'indigenza, perché le preoccupazioni allontanano della preghiera. La ricchezza comune è quindi un bene.


Martino sarà Vescovo di Tours per 25 anni, fino alla sua morte.


Lanternata di san Martino , Ranco

Nell'anno 397, a Candes-Saint-Martin, ormai ottantenne, si mise in viaggio per risolvere uno scisma sorto all'interno del clero locale. Ottenne la pace grazie al suo carisma, ma prima di partire, fu colpito da una violenta febbre e, steso per terra, volle morire così, come un vero eremita, steso a terra, sopra una semplice pelle di capra.



Comunità Pastorale San Carlo Borromeo

Parrocchie di Angera, Ranco e Taino

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