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San Francesco d'Assisi e il suo coraggio di fronte agli scandali religiosi

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    Stampa Internazionale
  • 9 lug
  • Tempo di lettura: 2 min
Lucas Velázquez (1817-1870), “Messa (L’elevazione)”
Lucas Velázquez (1817-1870), “L’elevazione”

Secondo un noto racconto su San Francesco d'Assisi, verso la fine della sua vita, alcuni abitanti di una città vicina gli chiesero di intervenire presso il loro parroco, coinvolto in una relazione scandalosa con una donna del luogo. San Francesco fu portato davanti al sacerdote, alla presenza dei concittadini arrabbiati, che si aspettavano che il santo rimproverasse il sacerdote caduto in disgrazia.


San Francesco, al contrario, si inginocchiò, prese le mani del sacerdote tra le sue, segnate dalle stigmate, le baciò e disse: «Tutto quello che so e tutto quello che voglio sapere è che queste mani mi donano Gesù». Il sacerdote si convertì e cambiò il suo stile di vita.



«Se mi capitasse di incontrare un sacerdote e un angelo, saluterei il sacerdote prima di salutare l’angelo . Quest'ultimo è amico di Dio, ma il sacerdote occupa il Suo posto.» San Giovanni Maria Vianney



Questa frase si trova all'interno del capitolo dedicato al Sacerdozio nel celebre "Piccolo Catechismo del Curato d'Ars" (The Little Catechism of the Cure of Ars). Questo testo è una raccolta ufficiale delle esortazioni e delle lezioni di catechismo che il Santo teneva quotidianamente ai suoi parrocchiani e ai pellegrini nella chiesa di Ars.


Molti dei suoi pensieri sul sacerdozio furono verbalizzati e raccolti dai testimoni dell'epoca e inseriti nei processi canonici che portarono alla sua beatificazione (1905) e canonizzazione (1925). Nelle sue catechesi spiegava: «Andate a confessarvi dalla Madonna o da un angelo. Vi assolveranno? No. Vi daranno il Corpo e il Sangue di Cristo? No. L'angelo è l'amico di Dio, ma il sacerdote occupa il Suo posto»


Il Curato d'Ars non ha inventato questo concetto dal nulla, ma ha ripreso quasi alla lettera un famosissimo aneddoto della vita di San Francesco d'Assisi (1181–1226).

Il passo esatto è FF 785 / Capitolo CXLIX, 201, in cui Tommaso da Celano attesta che Francesco «diceva spesso: "Se mi capitasse di incontrare insieme un santo che viene dal cielo e un sacerdote poverello, saluterei prima il sacerdote e correrei a baciargli le mani. Direi infatti: Oh! Aspetta, San Lorenzo, perché le mani di costui toccano il Verbo della vita e possiedono un potere sovrumano!"».


Anche nel suo Testamento autografo del 1226, Francesco scriveva che, persino se avesse incontrato sacerdoti poverissimi o che lo perseguitavano, avrebbe comunque voluto venerarli e non guardare al loro peccato, «perché in essi io vedo il Figlio di Dio ed essi soli mi amministrano il Santissimo Corpo e Sangue Suo».

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