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Perché l'Ottava di Pasqua è una solennità? Il Papa risponde

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  • 18 ore fa
  • Tempo di lettura: 4 min

Aggiornamento: 6 ore fa

Perché l'Ottava di Pasqua è una solennità? Il Papa risponde

L'ottava di Pasqua (gli otto giorni che vanno dalla domenica di Pasqua alla seconda domenica di Pasqua) è considerata una “solennità” perché la Chiesa prolunga liturgicamente la celebrazione della Risurrezione come se fosse un'unica grande festa. 


Papa Leone ha spiegato questa mattina

“Vi auguro di trascorrere questo lunedì di Pasqua e questi giorni dell'ottava pasquale, che continuano la celebrazione della Risurrezione di Cristo, con gioia e fede. Perseveriamo nella preghiera per il dono della pace per il mondo intero”.

“Non è una settimana come le altre”.”


L'ottava di Pasqua non è “un'altra settimana”, ma un unico grande giorno esteso, in cui la Chiesa vive intensamente la gioia della presenza di Cristo risorto e la misericordia che scaturisce dalla sua vittoria.


La liturgia papale contiene una chiara formulazione dell'ottava pasquale. La frase chiave è:


“I primi otto giorni del tempo pasquale costituiscono l'ottava di Pasqua e sono celebrati come solennità del Signore”.

Infatti, l'ottava fa parte del periodo pasquale, che viene descritto come una “settimana di settimane” (50 giorni in totale), che culmina nella domenica di Pentecoste.


Durante questi otto giorni non sono ammesse altre celebrazioni e si ricorre sempre alla liturgia pasquale, come se fosse un prolungamento del giorno stesso. In pratica, viene vissuta come un prolungamento della domenica di Pasqua.


Antica tradizione cristiana


Secondo il Messale Romano e le norme del calendario liturgico cattolico, la celebrazione di ogni giorno dell'ottava come solennità si basa su un'antica tradizione cristiana.

La celebrazione delle grandi feste per otto giorni interi (ottave), ereditata in parte dal simbolismo biblico dell' "ottavo giorno" come nuova creazione.


La Pasqua commemora l'evento centrale del cristianesimo: la risurrezione di Gesù Cristo. Pertanto, non si limita a un solo giorno, ma si estende come un tempo continuo di gioia. È come se la Chiesa dicesse: la Risurrezione è così importante che non rientra nelle 24 ore.


San Giovanni Paolo II: Domenica della Divina Misericordia


San Giovanni Paolo II ha fortemente legato l'Ottava alla misericordia e alla vita nuova. In relazione alla seconda domenica di Pasqua, ha scritto che


“l'ottava di Pasqua è un tempo privilegiato per accogliere la misericordia divina che scaturisce dal mistero pasquale”.

In particolare, dichiarò ufficialmente che la seconda domenica di Pasqua (ultimo giorno dell'ottava) venisse chiamata Domenica della Divina Misericordia. Lo ha fatto il 30 aprile 2000, durante la canonizzazione di Santa Faustina Kowalska.

La decisione è profondamente legata alle rivelazioni di Santa Faustina sulla misericordia divina e al desiderio di sottolineare che la Pasqua culmina nella misericordia di Dio.


Benedetto XVI: la risurrezione, “un ponte tra il mondo e la vita eterna”


Benedetto XVI spiegò nel 2009 che

“la comunità cristiana gioisce perché la risurrezione del Signore ci assicura che il piano divino di salvezza si compirà sicuramente, nonostante tutte le tenebre della storia. È proprio per questo motivo che la sua Pasqua è davvero la nostra speranza”.

E ha aggiunto: “La sua risurrezione ha creato un ponte tra il mondo e la vita eterna, sul quale ogni uomo e donna può passare per raggiungere la vera meta del nostro pellegrinaggio terreno.


Le parole del Papa alla recita del Regina Cæli, 06.04.2026


Cari fratelli e sorelle, Cristo è risorto! Buona Pasqua!


Questo saluto, pieno di stupore e di gioia, ci accompagnerà tutta la settimana.


Festeggiando il giorno nuovo, che il Signore ha fatto per noi, la liturgia celebra l’ingresso dell’intera creazione nel tempo della salvezza:la disperazione della morte è tolta per sempre, nel nome di Gesù.

Il Vangelo di oggi (Mt 28, 8-15) ci chiede di scegliere tra due racconti:

o quello delle donne, che hanno incontrato il Risorto (v. 9-11),

o quello delle guardie, che sono state corrotte dai capi del sinedrio (v. 11-14).


Le prime annunciano la vittoria di Cristo sulla morte;

le seconde annunciano che la morte vince sempre e comunque.

Nella loro versione, infatti, Gesù non è risorto, ma il suo cadavere è stato rubato.


Da uno stesso fatto, il sepolcro vuoto, sgorgano due interpretazioni:una è fonte di vita nuova ed eterna,l’altra di morte certa e definitiva.

Questo contrasto ci fa riflettere sul valore della testimonianza cristiana e sull’onestà della comunicazione umana. Spesso, infatti, il racconto della verità viene oscurato da fake news, come si dice oggi, cioè da menzogne, allusioni e accuse senza fondamento.


Davanti a tali ostacoli, però, la verità non resta celata, anzi: ci viene incontro, viva e raggiante, illuminando le tenebre più fitte. Come alle donne giunte al sepolcro, anche a noi oggi Gesù dice: «Non temete! Andate ad annunciare» (v. 10). Egli stesso diventa così la buona notizia da testimoniare nel mondo: la Pasqua del Signore è la nostra Pasqua, la Pasqua dell’umanità, perché quest’uomo, che è morto per noi, è il Figlio di Dio, che per noi ha donato la sua vita. Come il Risorto, sempre vivo e presente, libera il passato da una fine distruttiva, così l’annuncio pasquale redime dal sepolcro il nostro futuro.


Carissimi, quanto è importante che questo Vangelo raggiunga soprattutto quanti sono oppressi dalla malvagità, che corrompe la storia e confonde le coscienze!


Con particolare affetto, nella luce del Signore risorto, ricordiamo oggi Papa Francesco, che il lunedì di Pasqua dello scorso anno ha donato la sua vita al Signore, ha detto Leone XIV.

“Ricordando la sua grande testimonianza di fede e di amore, preghiamo insieme la Vergine Maria, Trono della Sapienza, affinché diventiamo sempre più luminosi annunciatori della verità”.

Comunità Pastorale San Carlo Borromeo

Parrocchie di Angera, Ranco e Taino

Piazza Parrocchiale 10

21021 Angera VA

0331 930443

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