L’incredibile storia di Félix ed Élisabeth Leseur potrà sostenere coloro che vivono accanto ad un coniuge ateo o “religioso ma non praticante"
- CP San Carlo Borromeo

- 31 dic 2025
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Aggiornamento: 1 gen

Avere una persona amata che non crede in Dio è schiacciante. Non essere in grado di condividere la gioia della Messa con quella persona o di condividere qualcosa riguardo alla Fede, può essere una solitudine incredibile e può portare una persona sull’orlo della disperazione.
Fatevi coraggio, però, e non smettete mai di pregare per la persona amata perché “tutto è possibile a Dio” (Matteo 19:26).
Gli scritti di Elisabeth Leseur, e soprattutto la sua vita, aiutano ad affrontare domande che talora sono angosciose:
Che fare nei confronti del coniuge non credente?
Quale unione è possibile vivere in mancanza di accordo sui valori da realizzare e da trasmettere, specialmente ai figli?
Quale spiritualità coniugale è possibile?
Anche in tale situazione non si può forse vivere nella santità e nella speranza di un’azione di Dio – prossima o remota – nel coniuge?

La giovane coppia francese era follemente innamorata quando si sposò il 31 luglio 1889. Entrambi, Félix ed Élisabeth, provenivano da famiglie cattoliche, ma Félix aveva rinunciato alla sua fede durante la scuola di medicina. Élisabeth amava Félix così tanto che decise di riportarlo a Cristo; d'altro canto Félix adorava Élisabeth e si riprometteva di liberarla dalle sue “superstizioni religiose”.
I Leseurs erano intelligenti, di successo e ben collegati. Condividevano la passione per i viaggi, l’arte e la letteratura. Il clima di casa Leseur era mondano: Élisabeth ne era immersa e cercava appagamento in tale vita; seguiva Felix ovunque andasse e finì per allontanarsi dalla pratica religiosa. Poi, proprio quando entrò in crisi, il marito Felix pensò bene di aprire in lei una breccia all’agnosticismo.
Affrontarono difficoltà, tra cui l’infertilità e la malattia cronica di Élisabeth. Ma, all’insaputa di Félix, la cosa più dolorosa, perfino più della malattia, era per Élisabeth l’isolamento spirituale.
Élisabeth scelse di non cercare di convertire Félix con le parole. Pensava che fosse inutile e si rese conto che avrebbe portato solo a discussioni. Invece, decise di far conoscere Dio a suo marito e ad altri non credenti che amava, attraverso le sue azioni:
«Attraverso la serenità e la forza che voglio acquisire, dimostrerò che la vita cristiana è bella e grande e che porta gioia.»
La sua riflessione la condusse alla preghiera per la conversione:
«Signore, ancora una volta, Ve ne supplico, venite a lui, a loro, e che essi vivano, che vivano della vita interiore, profonda, ed anche di una vita esteriore tutta cristiana e rinnovata. La messe è abbondante, che essi ne siano, mio Dio, gli operai da Voi benedetti».
Si fece un programma di silenzio, di preghiera, di lavoro, soprattutto di amore e di sofferenza.
Le furono offerte molte occasioni: la morte della sorella, la malattia della mamma, le proprie precarie condizioni di salute, l’insuccesso per alcune iniziative sociali, come l’opera per le ragazze operaie, il fallimento della sua concezione di famiglia. Si ritrovò senza figli e con un marito ateo.
Iniziò a vivere una vita interiore di preghiera e di mortificazione, offrendo costantemente le sue sofferenze per la conversione delle “anime”, specialmente di suo marito:
«Io Vi offro, Signore, questa prova, per le intenzioni che Voi conoscete. Permettete che essa porti frutti al centuplo e lasciatemi deporre nel vostro Cuore le mie sofferenze, i miei desideri e le mie preghiere, affinché Voi ne disponiate secondo quanto Vi ho chiesto»
Felix accompagnò la moglie anche a Lourdes, ma restò scettico.
Ciononostante, alcune settimane prima della morte, parlando col marito della propria fede nella vita eterna e nella Comunione dei santi, lei concluse il colloquio affermando:
«Tu verrai un giorno, lo so, a trovarmi!»
Il tempo scorre veloce e le condizioni di Élisabeth si aggravarono. L’agonia fu molto lunga. Morì il 3 maggio 1914. Dopo i funerali, Felix lesse i tre quaderni del diario di Élisabeth e scoprì quanto la sua amata moglie si fosse sacrificata per lui.
Félix non solo era devastato dalla morte di sua moglie, ma ora era investito da un tremendo senso di colpa, avendo scoperto di aver causato a sua moglie tanto dolore per aver schernito la sua fede mentre era in vita. Lesse e rilesse gli scritti di Élisabeth e lentamente, permise a Dio di tornare nel suo cuore: non era più come prima.
Qualche anno dopo, l’ateo, un tempo rumoroso e anticlericale, diede tutta la sua vita per la gloria di Dio. Nell’ottobre del 1917 entrò nel convento domenicano della Quercia, presso Viterbo. Ricevette il nuovo nome di fra Maria Alberto e nel 1923 fu ordinato sacerdote domenicano all’età di 62 anni.
Provvide lui a pubblicare gli scritti della moglie e a diffondere il messaggio di amore sacrificale in tutto il mondo. Morì, dopo 27 anni di sacerdozio, il 21 febbraio 1950.
Nel 1990, la Santa Chiesa Cattolica aprì la causa di canonizzazione di Élisabeth.
Élisabeth viveva in una società molto materialista, circondata da atei e persone che vivevano per se stesse e si burlavano apertamente della sua fede. Ma lei non li trattava con disprezzo. Invece, scelse di amarli così come erano. Vedeva ogni persona come una creazione di Dio. Rispettava le loro convinzioni anche se erano diverse dalle sue. Elisabetta ha portato in vita le parole di Gesù: “che vi amiate gli uni gli altri, come io ho amato voi” (Giovanni 13,34).



