Il pompiere che si convertì tra le fiamme di Notre Dame: "Dalla croce proveniva una luce che illuminava"
- Stampa Internazionale

- 21 gen
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Il 15 aprile 2019, la cattedrale di Notre Dame a Parigi è bruciata, lasciando tutti inermi di fronte alla scomparsa di un tempio con otto secoli di storia. Grazie all'impegno di numerosi vigili del fuoco e di sacerdoti, la cattedrale e le sue importanti reliquie, come la Corona di Spine e i chiodi della Croce di Cristo, furono salvate.
Ma quel giorno, non furono salvate solo le reliquie; quell' incendio, paradossalmente, portò anche delle conversioni. Come quella di Mathieu, uno dei vigili del fuoco che rischiò la vita per spegnere l'incendio nella cattedrale e salvare le reliquie.
Mathieu aveva abbandonato la fede anni prima, come ricorda in un'intervista a Les 7 routes Notre Dame. Da bambino andava a messa, ma poi, lavorando come pompiere, aveva dovuto affrontare molte atrocità e sofferenze delle persone che aiutava, così aveva abbandonato completamente la fede perché non riusciva a capire come Dio potesse permettere una tale desolazione.
"Non capivo perché Nostro Signore lo permettesse; per molti, molti anni, sono rimasto bloccato; ma il giorno dell'incendio, per quanto possa sembrare incredibile, sono stato rapito di nuovo e ho lasciato la cattedrale convertito", racconta.

"Quando sono entrato nella cattedrale, c'era un enorme buco nel tetto. Davanti a me c'erano l'altare e quella famosa croce che tutti hanno visto nelle foto dopo l'incendio. Quella croce brillava in tutto il suo splendore. Ma attenzione: non era illuminata. Era la croce che emetteva luce. Solo quella si poteva vedere. E ammetto che in quel momento ho provato una grande pace e ho sentito che non dovevo avere paura, perché davvero, per me, quello era l'incendio del secolo!"

Quell'immagine lo lasciò perplesso. Infatti, confessa di essere rimasto "per circa 10 o 15 secondi, sbalordito da quella visione...". Subito dopo Mathieu tornò rapidamente al lavoro, ma "in nessun momento mi sono sentito in pericolo; e questo è stato un fattore scatenante per la mia riconciliazione con Nostro Signore".
Poi aggiunge : "Ora posso dire che la presenza di Nostro Signore era lì per confortarci. È stato un segno del Cielo. Dio voleva vedere come ci saremmo comportati in questa prova. Quella visione mi ha cambiato la vita!".
Da allora partecipa alla Messa diverse volte a settimana, ha ripreso a pregare e a studiare per apprendere tutti quegli insegnamenti della Chiesa che aveva perso di vista quando abbandonò la fede.
"Ho anche ricevuto la cresima e sono felice di accompagnare qualcuno nel catecumenato. Ma soprattutto, ora sono molto più ricettivo verso Nostro Signore e vedo tutti i segni che ci invia attraverso gli altri. Il mio cuore è aperto e cerco di donare. Sono molto felice di donare il mio tempo agli altri. Mi piace ascoltare gli altri perché mi rendo conto che le persone hanno bisogno di parlare, ma soprattutto di essere ascoltate. Non è sempre facile, devo ammetterlo, ma è davvero ciò di cui le persone hanno bisogno in questo momento", dice.
In questo processo di conversione vissuto dento Notre-Dame, ciò che Mathieu vide prima di entrare fu di grande importanza: confessa di essere stato profondamente commosso nel vedere così tanti cattolici pregare e cantare fuori dalla cattedrale in fiamme, cosa che preparò il suo cuore al successivo incontro con la Croce.
"Ero fuori servizio, ma mentre ero in caserma, ho visto trambusto, motori costantemente accesi; stava succedendo qualcosa di importante, così sono sceso e ho saputo che Notre-Dame era in fiamme; non avevamo idea della gravità dell'incendio; cercavano volontari così mi sono offerto perché c'era un grande bisogno di uomini per aiutare i compagni già sul posto a combattere l'incendio e per unirsi a una squadra dedicata al salvataggio delle opere d'arte del tesoro.
Lungo il percorso ci siamo resi conto della portata dell'incendio e la prima cosa che mi ha colpito di più è stata la folla in strada, che rallentava la nostra avanzata a Parigi.
Ero impressionato nel vedere tutte quelle persone in ginocchio, in preghiera. È stato molto toccante! Cantavano, pregavano e li vedevamo devastati. Erano incredibilmente uniti! Ed è stato bellissimo. Lì, abbiamo capito di nuovo che si trattava di qualcosa di molto serio", aggiunge.
Quando la torre crollò, fu deciso di recuperare le opere d'arte, le reliquie, la Corona di Spine e i chiodi di Cristo, così come ostensori e altri oggetti liturgici. "Una squadra ha seguito il sacerdote fino al tesoro. Questo di per sé è un evento eccezionale, quindi riconosco di aver vissuto un'esperienza speciale. L'obiettivo era salvare quante più opere possibile, con grande cura. Avevamo agenti della polizia antisommossa a guardia dei camion su cui caricavamo tutto".
Mettere in salvo la Corona di Spine è stato un evento memorabile che ricorda con affetto. "Per un credente, salvarla dalle fiamme è un'esperienza molto forte", confessa.
Prima di concludere, Mathieu esorta a guardare oltre l'incendio stesso e a considerare una visione più trascendente della Chiesa:
"Dobbiamo davvero vedere in questa cattedrale che non è crollata, la Chiesa che rimane in piedi nonostante l'assalto delle fiamme: non dobbiamo dimenticarlo!"


