Dal punk al battesimo a 24 anni: la storia della conversione del musicista Juan López
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- 22 gen
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Storia di un giovane artista, dagli esordi nella musica punk al suo interessante e originale percorso per arrivare a Dio... e per essere battezzato, fare la comunione e ricevere la cresima, tutto nello stesso giorno.
"Sono nato a Madrid e ho fondato una band quando avevo 14 anni, insieme alla mia migliore amica, che è morta due anni fa.
A casa mia non mi hanno mai parlato di Dio in senso giudaico-cristiano, né in senso positivo né in senso negativo.
Mi è sempre piaciuto molto scrivere canzoni, poesie... e tutto questo mi commuoveva; durante l'adolescenza, grazie a un testo di Allen Ginsberg, il grande poeta beatnik, ho conosciuto San Giovanni della Croce e Santa Teresa d'Gesù. È stato, per così dire, un avvicinamento ontologico a Dio.
Ho studiato alla Real Escuela Superior de Arte Dramático, immerso in tutte queste intuizioni e questo modo di sentire...e nel 2024, muore la mia amica Ana.

I suoi genitori, che erano credenti, avevano deciso di non battezzarla e mi raccontarono che Ana, alla fine della sua vita, aveva chiesto di essere battezzata. Quando lo seppi, ne fui molto commosso.
Ana era certa che Dio fosse con lei incondizionatamente. Ed è proprio quando lei muore che io mi trovo un momento di dubbio esistenziale, quello necessario a comprendere il senso della vita.
È in quel momento di assenza, di notte buia, che decido di dare un senso all'esistenza e lo faccio con Cristo e il cattolicesimo. Comincio ad andare a messa e mi piace molto, moltissimo. Per me... era vero nutrimento. Anche se ufficialmente ero fuori dalla Chiesa, sentivo come quella sacra sete venisse placata. E quella sacra sete veniva placata, in particolare, con il Santo Vangelo.
Ho avuto anche la bella opportunità di poter essere battezzato in un luogo che era importante per me. Nella chiesa di San Sebastián a Madrid, la parrocchia degli artisti. Dove molti di coloro che mi hanno aiutato a comprendere e a entrare in comunione con Dio hanno intrapreso un giorno anche loro un percorso di fede.
Cristo è la certezza che si prova nella solitudine. Il mio battesimo, la cerimonia dell'altro giorno, è stato un momento di grande solitudine. È quello che dice San Giovanni della Croce, che quando si ha l'incontro più autentico con Dio, faccia a faccia, si è sempre soli.
Per me, pregare è il mio nutrimento, mi sostiene. E la fede mi aiuta a liberarmi dalla paura. Penso molto al numero di persone che hanno professato la fede cattolica durante questo tempo, durante questi due millenni, e questo mi fa entrare in pace con la condizione mortale del mio corpo. Mi aiuta ad entrare nella certezza della vita eterna.
Mi aiuta a capire che non sarò mai più il centro di me stesso, con la pace che questo comporta. Senza che ciò sia un disprezzo o un atto disonesto nei miei confronti, ma proprio il contrario. L'atto più bello è capire che non si è al centro di tutto, ma che c'è Qualcosa di più grande, che opera tra tutti noi e che ci sostiene. La fede mi aiuta a fare pace con tutto questo.
Nel mondo in cui mi sono mosso, quello del rock and roll, del teatro, di mondi apparentemente lontani dalla fede, in realtà ho sperimentato che sono sempre pieni di vita... sembrerebbe che quelle persone non possano sostenerci nel cammino di fede, ma è proprio il contrario. Hanno trovato la mia conversione incredibile. È stato impressionante.
E la mia famiglia...
In questo giorno così importante per me, il giorno del mio Battesimo, della mia Prima Comunione e Cresima, c'erano i miei genitori: li ho visti insieme per la prima volta dopo 17 anni.
È stato molto emozionante, perché è lì che si capisce che l'ontologico ( ciò che concerne gli aspetti essenziali dell'essere) è inerente a tutti gli esseri umani e che ha il potere di agire.
Mia madre, è una donna molto anticattolica, e l'ho vista commossa quando mi ha dato la pace. La gioia che c'era in lei... rendendosi conto che si era operata una pacificazione in tutta la nostra famiglia.
Ho visto le mie zie ottantenni incantate.
Ho visto persone molto vicine, della mia famiglia, persone che avevo visto disunite per molto tempo, ri-unite in Chiesa...
E poi io...ho vissuto il mio battesimo con gli occhi chiusi. È stato bellissimo. Ricordo che quando il sacerdote mi ha battezzato, quando mi ha versato l'acqua, in quel momento ero così consapevole di essere degno dell'amore incondizionato di Cristo. Lui aveva riservato per me quella dolcezza nel mio cammino. Questo per me è un tesoro che custodisco. Poter provare questo è il vero significato del battesimo.
Ho avuto la fortuna di avere un confessore vicino, e il suo accompagnamento mi ha aiutato a capire Cristo, Dio e il Vangelo con una sensazione epifanica in ogni incontro settimanale che avevo con lui. Mi ha aiutato in alcune crisi che ho avuto con Cristo, con grandi sensazioni di paura.
Ho apprezzato molto questo anno e mezzo trascorso visitando tutte le parrocchie di Madrid. C'erano giorni in cui assistevo a tre o quattro messe. L'ontologia mi ha spinto con speranza a cercare Cristo, il suo messaggio, la sua verità e tutto ciò che ha in serbo per me, a cercarlo con pazienza. Quando parliamo di peccato, ad esempio, parliamo in senso profondo, non nella norma del «non fare», «non puoi», «questo è sbagliato», bisogna capire ontologicamente cosa significa la virtù, cosa significa il peccato.
Tutti mi hanno aiutato molto in questo senso, i catechisti, i sacerdoti, i miei padrini... La madre della mia amica Ana è stata la mia madrina, è una persona che mi ha aiutato molto nella mia fede.
Dovremmo iniziare a fare una distinzione tra credenza ed esperienza. Perché la religione, senza dubbio, è esperienza. Se mi avvicino a qualcuno per parlargli di Cristo solo sulla base di ciò in cui credo, la sua reazione sarà “beh, va bene”, ma niente di più. La religiosità è inerente all'esperienza umana.
Consiglio vivamente di leggere la lettera di Giovanni Paolo II agli artisti, dà una libertà di comprensione. Di rendersi conto che è tutto incondizionato. Che la creazione è sempre dalla parte di Dio. "
Juan
«Anche quando scruta le profondità più oscure dell'anima o gli aspetti più sconcertanti del male, l'artista diventa, in qualche modo, voce dell'aspettativa universale della redenzione».
LETTERA DI GIOVANNI PAOLO II , AGLI ARTISTI


