Carlo Acutis e la tata polacca che gli ha trasmesso la fede
- Stampa Internazionale

- 17 dic 2025
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Da chi ha imparato la fede san Carlo Acutis, se la sua famiglia non era praticante?

Questa è la domanda che molti si sono posti dopo la pubblicazione del libro “Il segreto di mio figlio”, scritto da sua madre Antonia Salzano. Sebbene i genitori di Carlo, come la maggior parte degli italiani, fossero cattolici, raramente varcavano la soglia della chiesa e la parola "fede" veniva praticata in casa solo in situazioni eccezionali.
La madre di Carlo ricordava di essere andata in chiesa solo tre volte nella sua vita, prima che il figlio l’attirasse: «La mia prima messa è stata per la prima comunione, la seconda per la cresima e la terza per il matrimonio».
Eppure Carlo è cresciuto con una devozione straordinaria ed è stato lui, in tenerissima età, a convertire i suoi genitori.
Furono la curiosità del figlio, la sua preghiera quotidiana e la sua partecipazione alla Santa Messa che portarono la madre alla conversione. Si iscrisse agli studi teologici a Milano e cominciò a frequentare la parrocchia.
Carlo fin dall'infanzia mostrò una grande compassione per i poveri. Non poteva passare davanti a una chiesa senza fermarsi per una breve preghiera, e nei parchi milanesi a volte coglieva dei fiori per deporli ai piedi della Madonna. La madre Antonia ricorda questa “inclinazione naturale” di suo figlio alla fede.
Ma anche la sua tata, una giovane e modesta polacca di nome Beata Anna Sperczyńska, assunta dalla famiglia Acutis per prendersi cura di Carlo, ebbe un ruolo importante. Ha vissuto a casa degli Acutis dal 1993 al 1996, quando Carlo aveva dai due ai cinque anni.
Sua madre ricorda che “Beata è stata una delle prime persone a parlare con Carlo di Dio” e che è stata lei a infondere in lui l’amore per Gesù nell’Eucaristia, portandolo regolarmente a Messa.
Lei stessa, cresciuta in un piccolo villaggio polacco, fin da piccola vedeva la messa domenicale come l’evento più importante della settimana. Insegnò a Carlo le basi della fede, la carità verso i più poveri e le prime preghiere.
La stessa Anna raccontava che la prima preghiera che Carlo pronunciò non fu in italiano, ma in polacco: “Aniele Boży, stróżu mój”, cioè “Angelo di Dio, mio custode”. Lo ripeteva spesso, pronunciando le sillabe come una filastrocca.
Come tutti i polacchi, anche la giovane tata era devota alla Madonna Nera di Częstochowa e fu lei a far conoscere a Carlo il rosario come dialogo con Maria.
C'è stato anche un episodio in cui Anna è stata presa in giro dai coetanei di Carlo durante una festa di compleanno a causa del rosario che portava al collo. Il giovane la difese onestamente, dicendo che era "la collana più bella del mondo".
L’ex tata ricorda anche le “domande ostinate e continue” di Carlo sulla fede e sulla Chiesa. Vedeva in lui una naturale inclinazione verso il Signore, che lei non aveva creato ma che sapeva coltivare e nutrire delicatamente.


