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Perché San Charbel Makhlouf è raffigurato con gli occhi chiusi

  • Immagine del redattore: Stampa Internazionale
    Stampa Internazionale
  • 8 dic 2025
  • Tempo di lettura: 2 min

Mentre Papa Leone XIV visita il Monastero di Annaya in Libano, durante il suo primo viaggio apostolico fuori dall’Italia, l'immagine del santo sta facendo il giro del mondo.



San Charbel è conosciuto come il "Padre Pio" libanese, venerato dalla Chiesa maronita, l'unica Chiesa orientale rimasta sempre in comunione con la Santa Sede.


Nato l’8 maggio 1828, in Libano, da una famiglia di contadini, all’età di 23 anni entrò nell’Ordine Maronita, diventando monaco nel monastero di Annaya, dove prese il nome di Charbel in onore di un antico martire cristiano.


Dopo alcuni anni di vita comunitaria, decise di ritirarsi nella vita di eremita, vivendo in completa solitudine in una piccola cella vicino al monastero. Qui visse una vita di completa austerità, preghiera, digiuno e meditazione, cercando un rapporto profondo e intimo con Dio.


San Charbel morì il 24 dicembre 1898, la vigilia di Natale, lasciando una reputazione di santità e di dedizione totale alla vita spirituale.


Dopo la sua morte cominciarono a verificarsi numerosi miracoli attribuiti alla sua intercessione: guarigioni e testimonianze di consolazione spirituale. Questi fenomeni contribuirono alla sua fama di operatore di miracoli, e nel 1977 papa Paolo VI lo canonizzò, riconoscendolo come santo della Chiesa cattolica.


Da allora, è stato un simbolo di contemplazione silenziosa, venerato anche al di fuori del Libano, tanto che la sua tomba è un luogo di pellegrinaggio e la sua figura è una fonte di ispirazione per chi cerca una spiritualità intensa, lontano dal frastuono del mondo.


Leone XIV ha sottolineato il paradosso di "un uomo che non scrisse nulla, che visse nel nascondimento e nel silenzio, eppure la cui fama si diffuse in tutto il mondo".


E qual è la sua eredità?


“Lo Spirito Santo lo ha plasmato”, ha spiegato il Papa, "in modo che potesse insegnare la preghiera a coloro che vivono senza Dio, il silenzio a chi vive nel rumore, la modestia a chi vive per le apparenze, la povertà a chi cerca la ricchezza.

Sono tutti comportamenti controcorrente, ma proprio per questo siamo attratti da loro, come acqua fresca e pura per chi cammina nel deserto”.


E perché è rappresentato con gli occhi chiusi?


Samer Nassif, vescovo maronita della diocesi di Sidon, in Libano, ha spiegato che “San Charbel è nel mondo, nella misura in cui soffre con la sua gente e prega per loro, ma non appartiene a loro. I suoi occhi sono chiusi perché è rivolto a Dio, non al mondo.


Un’immagine suggestiva e coerente di una spiritualità che non cerca la visibilità, ma l’intimità con Dio. Tanto più urgente in un’epoca assetata di visibilità, distrazioni e rumore.

Comunità Pastorale San Carlo Borromeo

Parrocchie di Angera, Ranco e Taino

Piazza Parrocchiale 10

21021 Angera VA

0331 930443

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