E nel silenzio crescono le Certosine
- Stampa Internazionale

- 25 gen
- Tempo di lettura: 4 min
Aggiornamento: 7 giorni fa
Le monache certosine formano con i monaci un unico Ordine, sotto la guida dello stesso superiore generale dell'Ordine dei Certosini, il Priore della Grande Chartreuse.
L’Ordine dei Certosini oggi nel mondo è composto da 21 monasteri, 5 femminili e 16 maschili. Alla fine del 2022, le monache certosine nel mondo erano 63 (erano 49 nel 2005) e i monaci erano 288 (286 nel 2015), con una media di una vocazione all’anno per ogni Certosa.

La spiritualità certosina, attraverso i secoli, è rimasta fondata sulla vita contemplativa, sulla vita eremitica e di clausura stretta, vita di ricerca di Dio nella solitudine e nel silenzio.
Il motto dell’Ordine è
Stat Crux dum volvitur orbis (La Croce resta salda mentre il mondo gira).
La Certosa della Trinità di Dego si trova nella provincia di Savona in Liguria e rientra nella diocesi di Acqui Terme (provincia di Alessandria, in Piemonte), dove attualmente ci sono una quindicina di monache. A 600 metri di altezza, della frazione Ca’ Bulin, inerpicandosi per un paio di chilometri, ci si ritrova davanti al cancello della Certosa. Il silenzio avvolge anche i pensieri.
Ed è inutile bussare. Alla Trinità non si può entrare: la comunità delle monache osserva una stretta separazione dal mondo. Gli stessi parenti delle religiose possono visitarle solo per due giorni all’anno. Solamente le aspiranti Certosine possono essere accolte nel monastero: dopo un ritiro in clausura, il cammino spirituale della Certosa prevede poi un anno di postulato, due di noviziato, cinque di professione temporanea.
«Lungo è il cammino, aridi e riarsi sono i sentieri da percorrere prima di giungere alle fonti delle acque e alla terra promessa», sta scritto nelle Costituzioni dell’Ordine.
Il tempo della Trinità
La preghiera, la contemplazione, la solitudine scandiscono il tempo nella Certosa della Trinità. Le monache si ritrovano per i vespri, l’ufficio della notte, la messa, celebrata dal monaco certosino che abita nella grangia. Il grande silenzio coinvolge anche lui.
Lo stesso vescovo della Diocesi di Acqui, Luigi Testore, è stato alla Trinità poche volte. «Vado quando la madre priora mi chiama. Di solito mi invita quando ci sono celebrazioni particolari, come la professione solenne di una monaca», dice monsignor Testore. Tre volte in sei anni. «Dopo la celebrazione, ho parlato con le monache: mi facevano domande sulla vita che sta oltre il monastero», racconta.
Le Certosine osservano il silenzio anche tra loro. Mangiano in solitudine, nelle loro celle che si affacciano sui loro piccoli giardini. Una volta alla settimana s’incontrano nello “spaziamento”, o “spaciamento”, quel tempo in cui «andando per la stessa strada» si cammina insieme, in piccoli gruppi, si parla a voce bassa. Come a rappresentare l’esichia, ovvero la quiete, la pace interiore, il silenzio, le loro vie maestre che guidano a Dio.
La cella è simbolo dell’appartarsi nel sé guardando in alto. Lo sguardo è teso al cielo. Per oltrepassare ciò che è celato. Il monastero nella tradizione monastica è paradisus claustri, un paradiso.
Nell’isolamento dei monasteri e nella solitudine delle celle,
pazienti e silenziosi, i certosini tessono l’abito nuziale della Chiesa.
(Giovanni Paolo II)
I monasteri femminili
in Italia, a Dego in Liguria, dove nel 1994 è sorta la Certosa della Trinità (noviziato.certosa.trinita@gmail.com );

in Francia, dove se ne contano due:
Notre Dame Reillanne in Alta Provenza ( nvct-ndr@gmx.fr)

e Nonenque nella regione Midi-Pyrénées (m.laetitia.m@orange.fr)

in Spagna, la Cartuja de Santa María de Benifasar a Castellón de la Plana (attualmente legato a una delle due case francesi - vocaciones@lacertosa.org)

in Corea del Sud, l’Annunciazione nella contea di Boeun.

Una nuova fondazione potrebbe nascere in America Latina
I monasteri maschili
in Italia si trovano
a Vibo Valentia, in Calabria, dove c’è la Certosa di Serra San Bruno,
e a Lucca, in Toscana, dove c’è la Certosa di Farneta.
Gli altri sono in
Francia,
Spagna,
Svizzera,
Slovenia,
Germania,
Inghilterra,
Stati Uniti, Brasile,
Argentina
e Corea del Sud.
La fondazione e la vita eremitica
L'Ordine Certosino è sorto nel 1084 per iniziativa del monaco Bruno, nato a Colonia in Germania intorno al 1030, morto nel 1101 a Serra San Bruno, dove sono conservate le sue reliquie, santo dal 1623 (anche se Papa Leone x ne autorizzò il culto il 19 luglio 1514).
Il primo monastero, la Grande Chartreuse, è stato fondato nel comune di Saint-Pierre-de-Chartreuse, a 30 chilometri da Grenoble in Francia. Il nome deriva dal Massif de la Chartreuse. Proprio nel Massiccio della Certosa, nelle Prealpi francesi, il monaco Bruno si fermò per dedicarsi interamente a Dio e alla vita contemplativa, per far rivivere in Occidente lo spirito dei padri del deserto.
Il ramo femminile dell’Ordine è nato intorno al 1145, quando le monache di Prébayon, in Provenza, in Francia, decisero di abbracciare la regola certosina.
I Papi entrano nelle Certose
Se le monache certosine sono raccolte nella loro preghiera silenziosa, con pochissimi contatti con il mondo esterno, i monaci Certosini in alcune occasioni speciali hanno aperto le porte della loro casa. Nel 1984, in occasione del nono centenario dell’Ordine, Papa Giovanni Paolo ii si recò alla Certosa di Serra San Bruno, in Calabria.
«Voi da questo monastero siete chiamati ad essere lampade che illuminano la via su cui camminano tanti fratelli e sorelle sparsi nel mondo», disse il Papa durante la storica visita.
Anche Benedetto xvi fu accolto a Serra San Bruno: nel 2011, in occasione dei 910 anni dalla morte del monaco fondatore.
«Anche voi, che vivete in un volontario isolamento, siete in realtà nel cuore della Chiesa, e fate scorrere nelle sue vene il sangue puro della contemplazione e dell’amore di Dio», sottolineò papa Ratzinger durante la celebrazione dei vespri.
Articolo tratto da L'Osservatore Romano - di M. G. Buonanno


